Luca Beatrice
Spettacolo
L’INTERVISTA

Luca Beatrice: «L’arte cambierà ma non finirà in rete»

A tu per tu con il critico e curatore, in questo periodo anche professore on line

C’è barba e barba nell’arte. C’è quella di Man Ray, il quale aveva deciso che metà del viso, la sinistra, poteva avere la barba, mentre la destra doveva essere perfettamente rasata; ci sono barbette appena curate ma sicuramente autorevoli, come quella di Michelangelo Pistoletto; ci sono barboni imponenti da guru, come quella di Hermann Nitsch che senza la barba non sarebbe stato quel grande artista che tutti conosciamo. «Ma la barba funziona nell’arte o ci rende un po’ desueti?».

Se lo chiede Luca Beatrice in una sua pillola d’arte, una di quelle che giornalmente dispensa dal suo canale YouTube. E ora a queste piccole storie, aneddoti, curiosità sull’arte moderna e contemporanea ha aggiunto anche le lezioni. Tutto riunito sotto il cappello di “Da che arte stai?”. Dal 2 aprile scorso tutti i giovedì dalla sua casa, dove si trova confinato in quarantena, il critico d’arte e curatore torinese tiene lezioni di storia dell’arte on line per studenti che si preparano alla maturità. Dieci lezioni in tutto, di 30 minuti ciascuna, a partire dall’Impressionismo per arrivare ai giorni nostri. Giovedì scorso ha postato il terzo episodio, “Figurativo vs Astratto”.

E giovedì prossimo?

«Giovedì parlerò delle poetiche dell’Informale, di Burri, di Fontana, dell’ac – tion painting americana, di Pollock; nella quinta lezione, invece, tratterò la Pop Art, quella nata a Londra nel 1956 con la mostra “This is tomorrow”, poi andrò avanti nel tempo fino ai giorni nostri».

Appunto, com’è l’arte ai giorni nostri?

«Fino a un paio di mesi fa era l’arte della globalizzazione, quella che si diffonde in tutto il mondo, che non si riconosce più nei confini nazionali, per cui non si parla più di arte italiana, francese, spagnola».

E dopo il coronavirus come sarà?

«Di sicuro si va verso qualcosa di nuovo, ma non faccio previsioni. Ci sarà comunque una nuova fruizione dell’arte, cambieranno i contenitori, non saranno più solo gallerie e musei». Potrebbe essere la rete il nuovo contenitore? «Internet va bene solo come veicolo, ci aiuta a non perdere i contatti con la realtà, ma mentre si può ipotizzare, con l’avvento di Netflix e similari, la fine delle sale cinematografiche, lo stesso non si può dire per l’arte. L’arte ha bisogno del pubblico per completarsi. E cambierà anche la modalità di fruizione delle mostre. Prossimamente farò con degli amici due mostre, una Milano e una a Bologna, ma non le inaugureremo. Chiameremo i collezionisti, ce li coccoleremo e a ottobre faremo il finissage».

Che cosa pensa che si debba fare per la cultura, una volta finita l’emergenza sanitaria?

«Mi auguro che vengano chiamati degli esperti e che si pensi ad una strategia comune, che ci sia una collaborazione fra tutti per ricominciare».

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