Rivara, la discarica dove fu uccisa Gloria Rosboch
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Il caso giudiziario

Lotta per la discarica dell’omicidio Rosboch. Nessuno la vuole, il caso finisce in tribunale

Asa e Comune al Consiglio di Stato per stabilire chi deve svuotare le vasche di percolato

La vecchia discarica di località Rossetti a Rivara, tristemente nota per essere quella in cui Gloria Rosboch è stata uccisa e la stessa in cui il cadavere è stato nascosto nelle vasche di raccolta del percolato, fa ancora discutere.

Niente cronaca nera per fortuna. Questa volta le polemiche nascono dalle gestione dell’impianto dopo la sua chiusura, che nessuno si vuole accollare. Una diatriba diventata un caso giudiziario tra il Comune e Stefano Ambrosini, l’amministratore straordinario dell’ex consorzio Asa. In sintesi quando Asa cedette il ramo d’azienda dei rifiuti all’attuale Teknoservice, stranamente non fu inserita nella trattativa la gestione della discarica che richiede continui interventi per lo svuotamento delle vasche del percolato che spesso finiscono nel torrente Viana. Il Comune di Rivara con una propria ordinanza ha intimato ad Ambrosini di provvedere alla rimozione del percolato, ma l’amministratore straordinario si è rivolto al Tar.

Il Comune, assistito dall’avvocato Paolo Scapparone, si è aggiudicato il primo round. Infatti, la prima sezione del Tar Piemonte, con sentenza del 30 giugno 2016, si è definitivamente pronunciata sul ricorso, respingendolo. Il Tar, in una sentenza parallela, si dichiarava però incompetente sulla restituzione della discarica dismessa, indicando a Comunità montana e Comune che dovevano rivolgersi alla giustizia ordinaria. Difetto di giurisdizione sulla parte più importante, concernente l’accertamento della titolarità in capo al consorzio Asa degli obblighi di gestione post mortem della discarica di Rivara.

Ora contro quel pronunciamento è arrivato il ricorso in appello proposto da Asa, contro la sentenza del Tar relativa alla rimozione del percolato. Appello presentato al Consiglio di Stato per far cadere anche questa parte. Da parte sua il Comune ritiene opportuno, considerato l’esito favorevole del ricorso di primo grado, procedere alla costituzione in giudizio nell’appello avanti il Consiglio di Stato. Per la difesa è confermato l’incarico all’avvocato Paolo Scaparone. Sullo sfondo resta però il problema più grave: il danno ambientale provocato dal percolato disperso dalle vasche, con il rischio di avvelenare le falde acquifere, i torrenti e la sua fauna.

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