CHIVASSO

L’Oss che “vive” in un camper da due mesi: «Ecco come non contagio la mia famiglia»

Emaniela ha trasformato il suo mezzo in una "camera di decontaminazione"

Per non far correre rischi alla sua famiglia, ha trasformato il proprio camper in “camera di decontaminazione” e lì passa gran parte del proprio tempo libero. Emanuela Guglielmaci, Oss all’ospedale di Chivasso, in questo modo è riuscita a preservare la salute dei propri cari in questi mesi così difficili.

Emanuela è una Operatrice socio sanitaria, lei il virus lo affronta in prima linea, tra le corsie d’ospedale. Dopo 17 anni di lavoro in Rsa (Residenza Uno di Saluggia) e una esperienza in chirurgia d’urgenza alle Molinette di Torino, è approdata a Chivasso nel giugno dell’anno scorso. Quando ancora non poteva sapere che i reparti di Medicina A e C – presso i quali da allora svolge la sua attività – da lì a poco si sarebbero trasformati in reparti Covid.

«Ho la fortuna di avere una casa grande che permette di salvaguardare la mia famiglia dal possibile contagio – racconta Emanuela – ho deciso di dotarmi di una zona di decontaminazione utilizzando il camper di mio papà che si trova in cortile». La sua giornata lavorativa tipo inizia con una serie di vestizioni che si susseguono a seconda del percorso ospedaliero da seguire. I dispositivi di protezione di cui si dota possono essere tolti solo a fine servizio.

A inizio turno la divisa bianca sostituisce l’abbigliamento che indossa partendo da casa; percorrendo gli spazi cosiddetti “puliti” giunge ad una zona promiscua dove necessita indossare un’altra divisa sopra quella bianca ma poi raggiungendo la “zona sporca” (contaminata) deve aggiungere calzari, cuffietta, mascherina Ffp2 e visiera. «Uscendo dal lavoro mi reco sul camper, mi spoglio, faccio la doccia, mi rivesto e pongo a lavare gli abiti da lavoro utilizzando una lavatrice ad hoc» sostiene Emanuela che il tampone non l’ha mai fatto.

Emanuela gode di propositività: «Sono gratificata dalla solidarietà del mio “Team figo” (così lo definisce ndr) costituito da personale ospedaliero che mi ha permesso una full-immersion esperienziale». «In questi momenti individuare ciò che di positivo esiste insegna ad apprezzare cosa la vita ci riserva».

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