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Cronaca
SAN MAURO, UN PATRIMONIO A RISCHIO

L’orfanotrofio dell’Arma abbandonato tra i rovi ai piedi della collina

Dopo aver ospitato i bambini, è stato anche un hotel. Ora è nel degrado nonostante la posizione invidiabile

Abbarbicato fra le ripide strade della collina, tra i boschi secolari e con lo sfondo della basilica di Superga, San Mauro ospita dal 19 luglio del 1949 il collegio per gli orfani dei carabinieri caduti in servizio. A dire il vero bisognerebbe dire ospitava, infatti dal 1978, a causa del (per fortuna) ridotto numero di orfani, l’Arma ha deciso la sua dismissione. Lo stesso destino di altri 99 centri, sparsi per l’Italia, che fungevano da scuole professionali e collegi religiosi per gli orfani.

La storia del collegio abbandonato inizia con l’atto notarile del maggio 1948 con il quale si dava il via all’Opera nazionale assistenza orfani militari Arma carabinieri. Nel documento si specificava che i componenti dell’Arma avevano versato la somma di 37 milioni di Lire, mediante l’offerta di una giornata di stipendio per l’istituzione di un orfanotrofio da destinare ai figli dei militari caduti in guerra o in operazioni di servizio. Venne quindi costituito un consiglio di amministrazione formato da un generale che fungeva da presidente, da ufficiali in servizio ed in congedo, da un cappellano militare, da una vedova di un militare caduto nell’adempimento del dovere, da un sottufficiale e da un graduato. Vennero avviate le ricerche per trovare un edificio, agevolmente trasformabile ed ampliabile per ospitare i primi 140 orfani. La struttura venne individuata nella villa “Santa Maria”, in via Croce a San Mauro, di proprietà dell’Ordine dei Piccoli Fratelli di Maria, congregazione francese, che aveva usato la villa come noviziato. L’acquisto venne ratificato con decreto del Presidente della Repubblica del 26 marzo 1949, mentre i lavori di ampliamento e di ristrutturazione furono assegnati all’architetto Giulio Valotti. Nel 1957-58, il Collegio, per far fronte alle sempre numerose e pressanti richieste delle vedove dei caduti in servizio, venne notevolmente ampliato. Nacquero officine, dotate di macchinari più moderni, aule scolastiche, un nuovo teatro, refettori e una vasta sala giochi. Anche le divise vennero cambiate e rese molto simili a quelle dei “veri” carabinieri. Nel 1966, dopo un anno di completa chiusura per lavori di ristrutturazione, la direzione dei Salesiani, passò all’Ordine dei Padri Somaschi che vi rimasero sino alla chiusura del collegio, dando vita a una profonda modernizzazione degli spazi. Con la conclusione dell’anno scolastico 1977-78, si rese necessaria, visto l’esiguo numero degli orfani, la chiusura del collegio. Da allora – dopo il passaggio di proprietà a un privato – parte della costruzione è divenuta una sorta di residence e poi un hotel per essere infine abbandonato e ignorato addirittura dai senzatetto che non lo hanno scelto come riparo. Anche perché l’edificio, che sorge in una zona pre-collinare, ai piedi di Superga, è ormai circondato dai rovi e dalla vegetazione che lo nascondono alla vista e che sono il “biglietto da visita” del degrado che si trova all’interno, tra porte divelte, suppellettili abbandonate, impianto elettrico depredato dai ladri di rame. Negli anni si è parlato di un possibile recupero ma l’imponenza della struttura e anche la posizione di indubbio valore paesaggistico hanno frenato gli interventi.

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