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LA NOSTRA FOLLE, FURIOSA CITTÀ

Londra brucia nelle periferie, dove l’odio non ha un colore

Il duro romanzo d’esordio di Guy Gunaratne

Il “soldatino” è stato ammazzato brutalmente, poi appeso a un lampione, mentre il suo assassino delirava a favore della microcamera di uno smartphone. Una scena agghiacciante, che ci suona famigliare per come ricorda quanto accaduto veramente, qualche anno fa, a Londra. Ma la Londra che i turisti non vedono, quella dei casermoni, della multietnicità che sbiadisce nella povertà: neri, gialli, bianchi, tutti i poveri sono uguali e ognuno cavalca la propria rabbia.

“La nostra folle, furiosa città” (Fazi, 18,50 euro; ebook 9,99 euro) di Guy Gunaratne è uno schiaffo linguistico, è tensione metropolitana, è odore di sangue, ma è anche storia di legami profondi, dell’amicizia che lega per esempio i tre ragazzi figli di immigrati, Selvon, Yusuf e Ardan, cresciuti nei palazzoni dove ai balconi ci sono troppe bandiere rosse dell’Arsenal, troppe bandiere rosse del Manchester United, troppe parabole, dove gli odori di cibo e di vita si frammistano. Calcio, donne, amicizia. Ecco le regole che ti tengono avvinghiato a un mondo che è sul punto di esplodere. A cominciare dall’omicidio del “soldatino”, come viene chiamato. Per proseguire con l’odio dei sermoni che alimenta i fondamentalisti nella moschea di Yusus, rischiando di risucchiarne il fratello. Ma non è solo nelle moschee che si cela la rabbia: ogni strada, ogni campo da calcio malmesso, ogni negozio dalle vetrine sfondate può alimentare la rabbia, il furore. E i tre ragazzi, pur credendo di poter restare fuori da tutto questo, sono travolti, assorbiti, aggrediti dalla violenza sotterranea. L’adolescenza si brucia così, in quelle strade troppo scure e violente dove i turisti, appunto, non arrivano mai.

Guy Gunaratne è nato nel 1984, è giornalista e regista cinematografico. Con questo libro è finito tra i finalisti del prestigioso Man Booker Prize.

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