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L’ometto e il guru

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C’era una volta un ometto mite che per imparare a vivere secondo natura invitò un guru ambientalista nella sua casetta. Quando il santone arrivò criticò tutto il legno che vide, travi, mobili, utensili, legna da ardere: così si causa la deforestazione. Poi maledisse tutti gli oggetti in plastica che vide: prima o poi sarebbero finiti in discarica inquinando terre e mari per secoli. Gli rimproverò anche l’acqua sprecata per lavarsi, cucinare, innaffiare e pulire: l’acqua va centellinata. Passò quindi agli abiti: la lana costringe le pecore al freddo, il cotone costa fatiche e dolore ai braccianti sfruttati nelle piantagioni, l’acrilico non è biodegradabile e inquina per millenni. Proibiti anche i capi in pelle, borse, scarpe e cinghie: è come mangiare carne. Assassino! L’ometto pensò di placarlo con un caffè: macché. Stesso discorso del cotone. Aveva fame, e si versò un po’ di latte: errore! Il latte viene da allevamenti intensivi, dove le mucche sono imprigionate e drogate per produrne di più. Un uovo sodo, allora? Meno che mai! Dei 40 milioni di pulcini che nascono in Italia ogni anno la metà sono maschi, che non essendo utili a far uova vengono triturati e sparsi nei campi come concime. Polenta? Per carità: la coltivazione intensiva del mais ha reso sterili i campi americani, ormai fertili solo per semi Ogm. Anche il minestrone era da evitare: per coltivare frutta e ortaggi l’uomo deforesta, inquina e spreca acqua. «Ma allora – disse l’ometto – dovrei vivere in una caverna, al freddo, nudo e sporco, cibandomi di radici e bacche raccolte nei boschi?». Il guru rispose: «vedo che hai capito. Quella è la decrescita felice, unico futuro del pianeta». L’ometto tacque. Poi gli diede un bel calcio in culo e lo cacciò.

collino@cronacaqui.it

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