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BACINO 13

L’ombra di Joyce in brughiera per una ragazzina scomparsa

Un paese sconvolto da un mistero e il lento prosieguo della natura

Cogne, Brembate, Novi Ligure, Avetrana: tutti luoghi che colleghiamo a fatti di sangue, identificati strettamente i delitti con il paese e il paese con la vittima o l’omicida. Nel tempo, costantemente, come una maledizione. Ma le stagioni passano, la vita prosegue. Come cambiano le dinamiche: dalle chiacchiere e l’attenzione mediatica all’oblio.
Non si può non fare questa riflessione leggendo il bel libro di Jon McGregor, “Bacino 13” (Guanda, 18,50 euro), un romanzo che inizialmente si potrebbe scambiare per un noir, ma non lo è. Si parte dai capelli biondi e dalla felpa bianca con il cappuccio di Rebecca Shaw, 13 anni. Una ragazzina scomparsa in un paese della brughiera inglese, un luogo particolare che ha un fiume e tredici bacini idrici (notate come sia costante il numero 13, come il numero dei capitoli, ognuno che iniziando con la parola mezzanotte riferita al capodanno e
racconta il trascorre di un altro anno). Ha fatto perdere le sue tracce durante le vacanze
invernali, Rebecca. E nel paese iniziano le battute sulle colline e nel bosco, lungo il fiume
setacciato, così come i bacini, dai sommozzatori. Mentre tra le case e la brughiera arrivano
i furgoni con le antenne satellitari, i fotografi, i cronisti, una confusione tale che la gente del posto risponde male agli investigatori venuti da Manchester e racconta tutto ai reporter, salvo poi fare tutto l’opposto. Un giorno, eccoli i coniugi Shaw, benestanti di mezza età, solidi, che escono da un granaio e si incamminano, seguiti da Rebecca, con i capelli biondi e la felpa candida, che però resta indietro, pesta i piedi. Ma è soltanto una recita, con attori venuti dalla città per ricostruire il caso per le televisioni.
Il tempo passa e il paese trepida. Alcuni «sognarono che usciva dalla brughiera, vestiti zuppi e pelle quasi livida. Sognarono di essere i primi a offrirle una coperta e riportarla a casa sana e salva». Poi torna anche l’inverno. Di Rebecca nessuna traccia. Sua madre, proprio lei stavolta, la cerca ripercorrendo i sentieri. La natura prosegue il suo corso e il racconto va avanti. E così la vita della comunità, con Rebecca che è solo un’ombra, un ricordo. «Tutto era luce, tutto era pace». Come la neve sui vivi e i morti nei “Dubliners” di Joyce.

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