Di Maio a Torino (foto Francesca Lai)
Il Borghese

Logoramento e guerra lampo

Nel tentativo non certo semplice di decifrare la più enigmatica crisi di governo degli ultimi anni, alcuni analisti hanno suggerito che Matteo Salvini abbia voluto lanciare la propria “guerra lampo” contro gli (ex) alleati dei 5 Stelle. Una rottura improvvisa e apparentemente senza spiegazioni, la condizione migliore per condurre le danze parlamentari passeggiando sulla confusione delle altre forze politiche.

Una ricostruzione plausibile, anche se forse un po’ semplicistica. Perché non era certo inimmaginabile che la prima reazione sarebbe stata quella della ricerca di una nuova maggioranza tra Pd e Movimento 5 Stelle, vuoi per approvare la riforma costituzionale del taglio dei parlamentari vuoi (soprattutto) per non andare a elezioni anticipate. Tutte cose che Salvini avrebbe potuto facilmente prevedere, al punto che la sua “guerra lampo” potrebbe anche nascondere una guerra di logoramento ai danni dei suoi avversari.

Lo schema è in fondo semplice: Pd e 5 Stelle formano un nuovo governo, pur pagando pegno sul campo della credibilità dopo mesi di attacchi spesso sfociati nell’insulto personale; si approva il taglio dei parlamentari e si aspetta il tempo necessario (6-8 mesi) per tutti i passaggi richiesti innanzitutto dal presidente della Repubblica; nel frattempo, però, la nuova maggioranza dovrà varare una legge di Bilancio che tutto garantirà meno che il consenso.

Una dilazione dei tempi che potrebbe giovare solo a Salvini e alle forze di opposizione, tanto più che Renzi, imbrigliato nella maggioranza e nel Pd, non avrà la possibilità di varare il suo nuovo soggetto politico. Una “guerra di logoramento” che anticiperà la vera “guerra lampo”. Le grandi offensive – la storia insegna – avvengono sempre a primavera.

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