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Salute
IL REPORTAGE

L’obbligo GP convince gli indecisi: «Non c’è alternativa al vaccino»

Dopo il decreto del Consiglio dei Ministri

Dagli operai di Mirafiori ai ristoratori e baristi del centro, dalle cassiere dei supermercati ai negozianti. Il decreto che impone l’obbligo vaccinale a tutti i lavoratori a metà ottobre piace a buona parte dei torinesi impiegati nei settori più disparati e sembra aver convinto a iniettarsi il siero anche molti indecisi. Su dieci persone intervistate a campione infatti sette dichiarano di essere favorevoli mentre gli altri si dividono tra “No Green Pass” (vaccinati) e scettici che però assicurano di vaccinarsi a breve per non rischiare di perdere lo stipendio o di dover sottoporsi ai tamponi.

Alessandra lavora come cassiera al Pam di via Bogino ed è sempre a contatto con tanti clienti: «Sono favorevole all’obbligatorietà perché è l’unico modo per uscire fuori da questa pandemia». Come lei la pensa Roberto il responsabile del supermercato: «Qui lavorano dieci persone e siamo tutti vaccinati, ma con il Pass obbligatorio saremo più tranquilli». A Roberto, titolare del Caffè delle Arti in via San Francesco Da Paola piace la concretezza: «Se i morti sono calati vuol dire che i vaccini funzionano, quindi ben venga il certificato obbligatorio».

Anche il suo collega Andrea, al bancone del caffè Torino in piazza San Carlo non ha dubbi: «Mi sono vaccinato per non avere problemi». Così la pensano in tanti, come ad esempio Greta, titolare del negozio di vestiti Chic Cherie in via Maria Vittoria, o Marco, parrucchiere di Machete. Anche Sabrina e Angelica, alla reception dell’hotel Amadeus, in via Principe Amedeo, sono favorevoli: «Ci siamo vaccinate subito e l’obbligo per noi non è un problema». C’è poi chi si trova a dover far lezione con gli studenti, come Eveline dell’autoscuola Po: «L’85% dei dipendenti sono già vaccinati, questo è l’unico modo per convincere tutti». Non tutti però sono dello stesso avviso. Ad esempio William, titolare del negozio di spedizioni Mail Boxes Etc: «Sono vaccinato ma sono contrario al Green Pass obbligatorio perché crea discriminazioni. In molti stati europei il certificato non esiste, non ha una valenza scientifica considerando che si infettano anche i vaccinati».

Dalle dichiarazioni di molti emerge però chiaro come l’obbligo abbia dato una “spinta” in più a chi ancora non era convinto del vaccino. «Ci sono due dipendenti che ancora non si sono vaccinate ma adesso hanno cambiato idea» spiega Barbara, responsabile del ristorante Porto di Savona in piazza Vittorio. All’uscita dalla Porta 2 dello stabilimento di Mirafiori in corso Tazzoli ci sono favorevoli e contrari. «Non trovo giusto l’obbligo del Pass ma mi vaccinerò per forza» spiega Vito che si occupa del montaggio delle Maserati. «Per me invece il provvedimento è corretto – dice l’amico e collega Paolo -, sono volontario in Croce Rossa e non ho alcun dubbio a riguardo». Anche Francesco, che ha appena finito il turno, è “pro Pass”: «In catena di montaggio ci capita di toccare gli stessi pezzi, quindi ben vengano il vaccino e l’obbligo del certificato. Non tutti i miei colleghi la pensano come me ma credo proprio che si vaccineranno anche loro».

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