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Uno dei privilegi che la vita senile mi ha concesso è di poter seguire nello studio mio nipote Marco, 19 anni. Lo seguo nelle materie umanistiche, perché in quelle scientifiche sono sempre stato carente. I risultati ci sono: nel corso del liceo Marco è passato dalla stentata sufficienza alla media dell’8, e darà una bellissima maturità. Ma il più grande risultato è stato quello di appassionarlo, incuriosirlo, abituarlo all’esposizione eloquente, ai paralleli fra le discipline, letteratura e filosofia, arte e storia. Ora, da qualche mese Marco ha il foglio rosa, e a me piacerebbe farlo guidare perché si presenti meglio all’esame. Ai miei tempi io passai da privatista al primo colpo. Guidavo di sfroso già da due anni, ma mi dissero: all’esame non fare il disinvolto, se guidi come sai ti bocciano, fai l’imbranato, guarda bene gli specchi, esegui piano gli ordini. E patente fu. A Marco spettano 5 lezioni di pratica comprese nel prezzo dell’autoscuola, ma l’istruttore trova sempre il modo di giudicarlo “non ancora pronto” alla quinta lezione perché ne faccia altre cinque a 40 euro l’una. E va bè. Ma poi scopro che il patentato che affianca il fogliorosato “in privato” non può avere più di 65 anni. Quindi, io non posso. Rischierei, se scoperto, 400 euro di multa e il ritiro del foglio rosa a Marco. Non capisco questa legge. Si lascia guidare mio suocero che scorrazza per Torino anche di notte a 96 anni, e si vieta a me di affiancare un novellino che guida fra mille precauzioni ai 30 all’ora? C’è una sola spiegazione: sotto i 65 generalmente si lavora e non si ha tempo di affiancare i figli fogliorosati. Meglio stoppare anche i nonni, così le lezioni extra a 40 euro fioccano. Potenza della lobby delle autoscuole.

collino@cronacaqui.it

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