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Il Borghese
L’EDITORIALE

Lo Stato gioca a Monopoli

Basta guardarli negli occhi, fieri, davanti alla prima torre della Falchera che stanno svestendo dei ponteggi dopo averla rimessa a nuovo, per capire l’orgoglio e la passione dell’Italia del fare. Impresari e dipendenti di due società torinesi che hanno accettato di aprirci le porte dei loro cantieri perché è qui, tra gli isolanti che sono passati da 56 a 97 euro al metro cubo e i tasselli aumentati del 500% che bisogna venire per cercare di capire cosa stia accedendo in un mondo dell’edilizia che rischia di capitolare proprio nel momento in cui dovrebbe avere un grande slancio. Ucciso dal malfunzionamento di quel bonus 110 che si immaginava l’avrebbe salvato dopo due anni di stop dovuto ) alla pandemia.

Un paradosso. Uno scandalo. L’ennesima vergogna in un Paese che sembra volersi far male da solo. Messo alle corde dai troppi furbetti che anche questa volta si sono tuffati a mani basse sui fiumi di denaro stanziati per l’emergenza, prosciugando le risorse destinate agli imprenditori onesti. Ma anche dall’incapacità di una politica che sull’onda del populismo sembra regalare soldi a destra e a manca, inventandosi un bonus al giorno senza poi saperne governarne gli effetti, per poi correre ai ripari quando la situazione sfugge di mano con correttivi che a loro volta si susseguono a cadenza quotidiana. Finché qualcuno, alla fine, paga il prezzo di tutto. Quel qualcuno non è mai chi governa, ma chi lavora e dà lavoro agli altri. E ora, come i tre signori fieri davanti alla Torre di Falchera, si sente con l’acqua alla gola. Perché i soldi che hanno speso sono veri, intrisi di sudore. Mentre quelli che dovrebbero ricevere dalle banche sono bloccati. Virtuali. E valgono come le banconote del Monopoli.

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