Castello
Il Borghese

Lo Stato è molle e la mafia ride

Uno dei simboli del ventre molle dello Stato in quella che dovrebbe essere la guerra alle mafie, ve lo trovate davanti scendendo verso Basse di Stura. È immenso, cupo per il colore scuro dei mattoni e delle pietre con cui è stato costruito nei primi anni del 1700, carico di storia ai tempi dei Savoia, trasformato in fortezza militare dal generale Bramafame per difendere il marchesato di Venaria.

Un gioiello che dovrebbe figurare nei libri di storia e che invece è scivolato di mano in mano, fino a essere carpito dalla criminalità organizzata che se ne è fatta scudo di falsa legalità. Celebre in talune cronache mondane, fino a una ventina di anni fa, per “le cene con delitto” che si tenevano nelle sale del ristorante “l’Erede al Trono” che occupava il sontuoso piano terra. Poi confiscato alle famiglie mafiose e destinato a usi sociali.

Parole amare, come accade per tre beni su quattro strappati ai criminali, perchè il Castello è abbandonato a se stesso, nonostante le promesse e i progetti che non hanno mai visto la luce. E sta andando in malora. L’immagine più evidente, vale la pena di ripeterlo, di una miserevole sinecura da parte dello Stato – come denuncia lo stesso Don Luigi Ciotti fondatore di Libera, la sua associazione contro le mafie – che con le sue lungaggini burocratiche, il disordine normativo e le scarse competenze, di fatto rallenta – se non addirittura vanifica – la possibilità di usare nel bene ciò che è stato realizzato presumibilmente con i soldi sporchi di sangue e di droga.

Un quadro assurdo e mortificante se si fa il bilancio di questo immenso patrimonio: su oltre mille proprietà sequestrate ai criminali 793 sono ancora senza alcuna destinazione di utilità, e giacciono nell’abbandono solo in Piemonte. Sono ville, terreni edificabili, cascine, alloggi e capannoni industriali. Fantasmi di una guerra al crimine rimasti nelle tenebre di una burocrazia incapace. Se non peggio.

beppe.fossati@cronacaqui.it

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