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Cronaca
Le società stritolate da luce e gas alle stelle

Lo sport è in ginocchio: «Con queste bollette rischiamo di chiudere»

Docce più brevi o direttamente a casa, luci spente di notte. Ma squadre e palestre non sanno più come risparmiare

Ragazzi, fatevi la doccia a casa. Un invito che qualche squadra ha già fatto ai propri giocatori, per non dover chiudere a causa del caro-bollette. Ma c’è anche chi la doccia la fa chiudere qualche minuto prima per risparmiare, e chi invece obbligato a restare aperto ventiquattr’ore al giorno spegne metà impianto nelle ore notturne.

Per non soccombere, impianti sportivi e palestre se le stanno inventando tutte. Solo qualche giorno fa, l’assessore comunale allo Sport, Mimmo Carretta, aveva parlato di «bomba ad orologeria sotto la città», fotografando il momento drammatico dello sport dilettantistico torinese. Il Comune l’anno scorso pagava 15 milioni di utenze per gli impianti, ora di milioni ne pagherà 75, cinque volte di più. I gestori ce la mettono tutta per risparmiare, ma non basta. «Abbiamo ridotto la durata della doccia, stacchiamo la caldaia la sera e usiamo l’acqua di accumulo, ora metteremo i boiler negli spogliatoi per ridurre il getto d’acqua», rivela Angelo Frau, presidente del Cit Turin. Che ogni mese tra luce, gas e altre spese scuce 12mila euro. «Ma noi chiudiamo alle 23.30 – dice – e non posso di certo staccare la luce a chi gioca la sera. Di questo passo conviene diventare una srl piuttosto che una società dilettantistica. Per fortuna, da parte delle persone c’è responsabilità. Molti dei miei ragazzi vanno a farsi la doccia a casa». Enea Benedetto, ex presidente del Barcanova e oggi a capo della nuova realtà dell’As Torino Calcio, dice: «Per il funzionamento dei campi spendiamo l’80% dell’incasso, tra un po’ finirò i soldi per pagare gli allenatori, prenderò gente senza patentino perché non posso permettermi rimborsi spese per istruttori qualificati». E aggiunge: «Non oso immaginare cosa succederà quest’inverno. Se Figc e Coni non fanno qualcosa, la metà delle società dilettantistiche sparirà nel giro di un anno». Anche per Benedetto, risparmiare qua e là non cambia le cose: «Alle categorie inferiori ho detto di farsi la doccia a casa, ma noi presidenti possiamo fare poco. Ci sono dei costi fissi che sono alle stelle, e quelli non possiamo cambiarli».

Vita durissima anche per le palestre. Alla FitExpress di via Ponchielli, nuova realtà da poco aperta nel quartiere Barriera di Milano, durante la notte metà dell’impianto resta al buio: «Siamo aperti 24 ore su 24, di notte – raccontano dalla palestra – accendiamo solo metà delle luci». Giovanni Crivello, titolare della Diamond di via Buenos Aires, racconta: «Ho cambiato i condizionatori, risparmiando il 50%, ma la spesa è rimasta uguale a prima perché ci sono stati i rincari. Spegnere le luci qualche ora prima? Si risparmia pochissimo, anzi sono quasi demotivato a farlo se poi ho lo stesso il salasso in bolletta. Noi “piccoli” paghiamo i costi di questa crisi, e poi leggo di colossi come Eni che fanno sette miliardi di utili». Si salva solo chi ha deciso di investire nel Superbonus 110%. Come Stefano Armitano, presidente del Crocetta Calcio, che a quanto pare ci aveva visto giusto: «Ho speso 245 mila euro, ma ora ho il fotovoltaico e l’impianto solare termico. Dovevo fare una scelta. O il bonus, o rifare il campo. Ma se il Comune avesse anticipato i soldi del Superbonus 110% alle società, visto che parliamo di impianti di proprietà comunale, adesso le squadre dilettantistiche non rischierebbero di chiudere, il Comune avrebbe risparmiato su impianti di sua proprietà, e nel giro di qualche anno si sarebbe anche ripreso i soldi dallo Stato».

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