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Il Borghese
EDITORIALE DEL GIORNO

Lo specchio del Paese

Gli italiani perdono le partite di calcio come se fossero guerre e perdono le guerre come se fossero partite di calcio. Frase fin troppo nota, probabilmente di Churchill, ma si sa che certe cose nel tempo diventano patrimonio collettivo oppure le si attribuisce arbitrariamente. Fatto sta che va benissimo per chiarire che, per capire come va il Paese, il campionato di calcio è meglio delle analisi socioeconomiche. Bene, con questo criterio, possiamo veramente dire che siamo nei guai. Anche i giocatori sono cittadini come gli altri, dicono dalle Asl, quindi le regole per il Covid e la quarantena si applicano anche a loro: stop alle partite. Manco per idea: le norme del governo liberano i trivaccinati, sentenzia il Tar, che quindi dà torto alle Asl – autorità sanitarie, un filo più attendibili della Lega Serie A, forse… -, ergo si gioca. Abbiamo una regola, quindi? No, perché i ricorsi erano quattro, tre Tar si sono espressi in un modo, il quarto invece ha dato ragione alla Asl. Finita qui? No. Negli stadi, fin da subito frequentabili solo con Green Pass, la capienza è al 50%, ma per due giornate è stato deciso di scendere ad appena 5mila spettatori – non per la Supercoppa di mercoledì, però – per poi tornare alla normalità il 6 febbraio, dopo la pausa delle nazionali. Forse Mancini e i suoi elimineranno il Covid? Tutto per andare avanti insomma. Proposta: diamo alla Serie A autorità anche sulla scuola, che invece è sempre sacrificabile anche a detta dei suoi dirigenti oltre che dei medici – alla vigilia della riapertura, con nuove regole, non ci sono neppure le mascherine, figuriamoci i sistemi di aerazione lungamente invocati -, o almeno spostiamo le partite al mattino: porteremo i ragazzi allo stadio, anziché in classe. No, decisamente alcuni non sono cittadini come tutti gli altri.
andrea.monticone@cronacaqui.it

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