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L’isotopo invasore

La Norvegia ha un record invidiabile: il 97% della sua energia elettrica proviene da fonti rinnovabili, principalmente idroelettriche. Però produce anche carburanti fossili: le sue piattaforme nel mare del nord le consentono di esportare petrolio e gas in tutto il mondo, e quel settore rappresenta il 52% del suo Pil. In pratica la patria dei vikinghi, che ha 5 milioni di abitanti (la metà della sola Lombardia), senza quel business sarebbe quasi alla fame. Per quello la Premier Erna Solberg ha dichiarato al Financial Times che il suo paese continuerà ad estrarre gas e petrolio, non adeguandosi alla richiesta dell’Agenzia Internazionale dell’Ambiente (fermare nuove esplorazioni) e non accettando di ridurre le estrazioni. In pratica “io non li uso, i veleni, ma li produco: voi inquinate pure, che io ci guadagno”. Ricorda quella Germania che sventola le idee verdi, ha i partiti verdi arbitri della politica e presto avrà un governo diretto da loro, ma intanto ha ancora 74 centrali elettriche a carbone operative. Ha promesso di chiuderle tutte entro il 2038, ma intanto ne ha aperta una nuova a Datteln l’anno scorso. E continua a estrarre carbone: nei paraggi di Dusseldorf ha raso al suolo 22 villaggi per far posto a nuove miniere. Quello stop al carbone entro il 2038 ricorda tanto lo stop agli automezzi non elettrici annunciato dalla Ue per il 2035. Ad annunciare e promettere si fa in fretta. A mantenere… si vedrà. Intanto noi ci vantiamo di aver eliminato le centrali nucleari, ma compriamo energia da quelle francesi e svizzere, appena dietro le Alpi. Se saltano, gli isotopi mortali non si fermeranno certo alla dogana di Clavière. Ma intanto noi abbiamo i “comuni denuclearizzati”…

collino@cronacaqui.it

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