Casa di riposo grugliasco 4 fotografi
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IL CASO. Le associazioni di categoria accusano la Regione

L’ira delle case di riposo: «Per noi solo promesse, ci hanno abbandonato»

«Sapevano che i nostri ospiti erano a rischio. Ora ci lasciano soli senza tamponi e personale»

Cinque punti elencati in una lettera indirizzata al presidente della Regione Alberto Cirio, all’assessore alla Sanità Luigi Icardi e a quello alle Politiche della Famiglia Chiara Caucino raccontano il dramma delle Rsa piemontesi dal punto di vista di chi le gestisce, con un grido d’allarme che indica chiaramente quali siano i passaggi critici. Dal non sapere chi, tra gli ospiti, che in Piemonte sono 25mila, e il personale, sia positivo al Covid, all’impossibilità di reperire i dispositivi di protezione individuale, alla carenza di operatori dovuta alla migrazione verso le Asl e alla sindrome di panico con cui si spiegherebbe un alto numero di assenze per malattia, all’impossibilità di isolare chi sia positivo e alla necessità di effettuare i tamponi.

Punti fondamentali, secondo le 9 associazioni di categoria che hanno firmato il documento il 25 marzo. Ma quasi tutti ancora irrisolti. «C’è una contraddizione nei tempi e nei modi – ritiene Michele Assandri, segretario dell’Anaste Piemonte – Perché era da tempo che noi lanciavamo l’allarme: se gli anziani sono le vittime certe perché sono vecchi e hanno un’alta comorbilità, bisogna proteggere subito le strutture per anziani. Perché è inutile sentirsi dire tutte le sere che l’età media delle persone decedute è 84 anni. Questo lo sapevamo. Andava fatta una cintura preventiva». Ma non è successo.

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