Anna e Ida Caso
Cronaca
IL REPORTAGE Amarezza e rabbia per il nuovo lockdown

L’ira dei commercianti: «Noi siamo le vittime, ma ora chi ci aiuterà?»

I baristi: «Untore è chi va in giro senza la mascherina». L’abbigliamento: «Sospendere affitti sennò è la fine»

C’è un grande sconforto tra i commercianti che ieri si apprestavano a tirare giù le serrande delle loro attività. Baristi, ristoratori, ambulanti, titolari di negozi di abbigliamento e i tanti altri esercenti che, da decreto, sono stati costretti a rinunciare al proprio lavoro da un giorno all’altro. In cambio però non hanno ancora ricevuto nessuna garanzia, se non la richiesta del presidente Cirio di sospendere le tasse a loro favore.

«Lockdown assurdo»
«Questo secondo lockdown è incomprensibile, non siamo noi gli untori ma è la gente che va in giro senza mascherina – si lamentano Anna e Ida Caso, titolari di un bar in piazza della Repubblica -. Gli aiuti sono stati pochi anche nei mesi scorsi e ora abbiamo perso le speranze, crediamo di non aprire più». Vittorio Cristina, barista di Affini, cerca di non perdersi troppo d’animo: «Abbiamo perso l’80% di fatturato, ma consegneremo i cocktails a domicilio. Non è certo la stessa esperienza, ma non possiamo fare altro che adattarci alla situazione». Più drastico è Danilo Fammartino, uno dei soci della storica piola Cianci in piazza IV Marzo: «È stato scorretto chiudere i ristoranti e non altre categorie, non creiamo noi il contagio. Ci andava anche bene lavorare soltanto fino alle 18, ma la chiusura totale è davvero un problema, anche perché abbiamo 25 ragazzi senza lavoro».

+++ CONTINUA A LEGGERE NEL GIORNALE IN EDICOLA OGGI +++

Condividi sui social:

Scopri inoltre...

banners
Precedente
Successivo
Precedente
Successivo