Sergio Mattarella (foto Depositphotos)
Il Borghese
EDITORIALE DEL GIORNO

L’interesse superiore

Possiamo tranquillamente dire che Sergio Mattarella non l’ha presa per niente bene. Ieri, alle 17.45 si è presentato ai microfoni per annunciare lo scioglimento delle Camere e, di fatto, il fallimento della maggioranza di emergenza nazionale che aveva contribuito a far nascere. Tre minuti appena, il suo intervento: niente saluti, nessuna concessione a un qualche sorriso di circostanza, niente di niente. Tutto in lui tradiva una notevole irritazione. Non è certo a caso che, parlando di quanto c’è da compiere ancora per il governo che resterà in carica, ha parlato di «interesse superiore dell’Italia». Lo stesso, probabilmente, cui si è rivolto nel momento in cui ha accettato il suo secondo mandato, anche per continuare a essere il garante del governo Draghi e della sua complessa maggioranza, con un Parlamento che, di fatto, più che un governo – o due, o tre – aveva sfiduciato se stesso. L’interesse superiore era quello cui aveva guardato quando aveva chiesto a Mario Draghi di guidare il nuovo governo. L’interesse superiore è quello cui ha guardato mandandoci di fatto alle urne nel minor tempo possibile, perché ci sia il margine di manovra per approvare quei provvedimenti fondamentali, per evitare l’esercizio provvisorio del bilancio dello Stato, per non rischiare di perdere i fondi del Pnrr o disperdere gli sforzi fatti per fronteggiare il caro-bollette, l’emergenza dei salari bassi. Quello che doveva fare Mattarella l’ha fatto, ora tocca di nuovo alla politica dimostrare, tra urne e futuro governo, di avere la capacità di indirizzare il Paese. Con un Parlamento, però, che nella nuova legislatura sarà decisamente snellito. E speriamo non sia vero che se ne vanno sempre prima i migliori.

andrea.monticone@cronacaqui.it

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