Giacomo Leopardi
Spettacolo
OMAGGIO A LEOPARDI

“L’Infinito” attraverso le opere d’arte

Il Miit di corso Cairoli apre oggi l’esposizione dedicata ai 200 anni della poesia

“Sempre caro mi fu quest’ermo colle e questa siepe, che da tanta parte dell’ultimo orizzonte il guardo esclude”, recitano i primi versi dell’Infinito di Giacomo Leopardi. La poesia delle poesie, patrimonio culturale di ognuno di noi, molto più di un idillio, quasi una riflessione filosofica del grande poeta di Recanati che da quel monte Tabor, praticamente casa sua, è riuscito a percepire per poi divulgare nei quindici geniali endecasillabi il senso estremo dell’eternità della quale si riesce quasi a percepirne la sostanza, il rumore, l’essenza. In occasione dei duecento anni – vide la luce il 28 maggio del 1819 – di quella che è considerata una delle poesie più belle del nostro patrimonio letterario, Torino non si fa trovare impreparata e grazie all’iniziativa privata di Guido Folco e del suo Miit, Museo Internazionale di Italia Arte in corso Cairoli 4, prende il via da oggi fino al 12 febbraio l’esposizione dal titolo “L’Infinito nell’arte”. Un percorso dedicato al senso della poesia di Giacomo Leopardi attraverso l’opera di alcuni grandi maestri del Novecento e degli artisti contemporanei.

«Dalla figurazione della realtà all’astrazione, dall’espressione più segreta dell’anima dell’artista alla raffigurazione di paesaggi inafferrabili nella loro vastità o di concettuali sintesi cromatiche di stati d’animo e di utopie e pensieri di libertà, da sempre l’Infinito è stato un tema amato e sviscerato dalla creatività dell’arte – spiega Folco, fondatore e direttore del Miit – proprio per quella sua inafferrabile e affascinante essenza di indecifrabile e inimmaginabile condizione dello spazio e del tempo. Lo spunto è quindi quello di far emergere dalla pittura, dalla fotografia, dalla scultura e dalle altre tecniche artistiche contemporanee nuove ricerche e visioni che raccontino l’Infinito di ogni artista e di ognuno di noi, il rapporto spazio-tempo che definisce l’indefinibile»

E così si va dalle opere dei grandi del passato come Marc Chagall, Henry de Toulouse-Lautrec, Joan Mirò, Enrico Paulucci, Felice Casorati, Giorgio Griffa, ai contemporanei Santina Portelli, psicologa, una delle più interessanti pittrici dell’Associazione degli artisti che dipingono con la bocca e con i piedi, e ancora Carlo Bellomonte e Giovanni Di Ceglie, Anna Maria Berlingerio, Marina Carboni, Giorgio Carluccio, Gianfranco Coccia con la scultura monumentale dedicata all’elevazione verso l’infinito, Renata Cuomo, raffinata pittrice di Taranto, Luigi Drago.

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