Stellantis (Depositphotos)
Economia
L’ANALISI

L’indotto auto non crede più a Stellantis

Il 60% dei ricavi delle imprese non arriva dalla società italo-francese e il 74% è ancora legato ai motori tradizionali

La transizione elettrica incombe sulle imprese della componentistica piemontese che faticano ad adattarsi al cambiamento e non vedono di buon occhio il piano Stellantis. Secondo l’indagine effettuata dall’osservatorio di Camera di Commercio di Torino e Anfia, il 73,8% delle nostre imprese è ancora legato alla produzione di componenti per motori tradizionali e i ricavi del 60% della filiera non arriva da Stellantis ma da clienti tedeschi, francesi, americani e asiatici: l’export infatti vola e interessa ben il 78,8% delle imprese, dato migliore degli ultimi 5 anni. Il fatturato (17,6 miliardi) delle 733 aziende piemontesi di componentistica è infatti risalito rispetto a due anni fa: +16,7%. In compenso è calata la quota di fatturato generato dalle vendite a Stellantis, pari al 40,7% in Italia (era il 41% nel 2020) mentre si è registrato un aumento a livello piemontese (da 47,4% del 2020 al 49,6%).

Stellantis sfiduciata

Non è un caso se l’anno passato ben l’88,3% delle imprese abbia visto, stando ai grafici, come un problema «i possibili cambiamenti rispetto al baricentro decisionale dell’operazione Stellantis» che vira sempre più oltralpe. Una percentuale preoccupante, considerando che nel 2020 che alla stessa domanda avevano espresso riserve soltanto il 41,5%. Si mantiene alto, per il secondo anno consecutivo, il numero di imprese che ha dichiarato si non saper esprimere un giudizio sull’impatto dell’avvenuta fusione (58%).

Obbligo svolta “green”

L’accelerazione della domanda e della produzione di veicoli elettrici e ibridi avutasi nel 2021 e le prospettive positive per una diffusione progressiva dei powertrain elettrificati obbligano tutti gli attori della filiera a confrontarsi con la transizione in atto. La percentuale dei fornitori che si definiscono con un buon posizionamento sul comparto dei motori benzina e diesel permane alto (il 73,8% dei rispondenti), come consistente è la quota per le alimentazioni a metano e/o gpl (il 40,1%). Il posizionamento sui powertrain elettrici ed ibridi è significativo per il 37,6% delle imprese mentre sulle fuel cells ha un posizionamento di rilievo il 20,6% delle rispondenti. Dopo il lieve calo riscontrato nel 2020, torna ad ampliarsi la partecipazione della filiera a progetti di sviluppo di nuovi powertrain: considerando il triennio 2019-2021 aumenta il coinvolgimento sia per il powertrain elettrico (il 29,4%), sia per quello ibrido (30,3%), ma soprattutto incrementa la quota di imprese che ha preso parte a progetti di riduzione delle emissioni su motore a combustione interna, attraverso nuovi materiali e alleggerimento del peso dei veicoli (il 25,2%). A sottolineare il crescente interesse per le fuel cell, con il 15,6% delle aziende che hanno aderito a progetti che sviluppano questa tecnologia.

Allarme caro energia

«Il 2021 si era chiuso in ripresa, con un fatturato nazionale in crescita del 16,7%, ma oggi per le imprese della filiera automotive si moltiplicano le sfide: alti costi energetici e delle materie prime, crisi internazionale e soprattutto accelerata transizione ecologica, nonostante il posizionamento prevalente rimanga ancora sui motori tradizionali (73,8%) – spiega il Presidente della Camera di commercio di Torino Dario Gallina. – Per questo le nostre imprese cercano soluzioni, vendendo di più all’estero, investendo in innovazioni di prodotto e cercando sul mercato del lavoro nuove competenze, spesso difficili da trovare: cautela e prudenza caratterizzano in ogni caso le prospettive per l’anno in corso». Per Marco Stella, presidente del Gruppo componenti Anfia (Associazione nazionale filiera industria automobilistica): «Anche l’export della componentistica ha visto nel 2021 un netto recupero (+15,4%), con un rallentamento nella seconda parte dell’anno per via del protrarsi della crisi dei semiconduttori, delle materie prime e della logistica. Nel 2022, gli effetti di instabilità legati al conflitto in Ucraina potrebbero portare ad una frenata. Per traguardare le sfide della transizione energetica, le nostre imprese, da quest’anno, possono contare anche sulle misure del fondo automotive, in particolare gli interventi di politica industriale come i contratti di sviluppo e gli accordi di innovazione, che agevolano i programmi di investimento delle imprese». Stella si è però detto preoccupato, analizzando i dati dell’osservatorio: «Perché così tante aziende non vogliono cambiare e aprirsi all’elettrico rimanendo ferme alla concezione del motore termico».

Presente alla conferenza stampa anche il rettore del Politecnico, Guido Saracco. «La formazione deve cambiare pelle – ha sottolineato il rettore -, bisogna saper vedere in modo trasversale per avere idee brillati, anche nell’ambito della produzione elettrica. A tal proposito organizziamo challenge tra universitari e tante iniziative volte ad allargare la prospettiva dei nostri studenti e futuri ingegneri».

Condividi sui social:

Scopri inoltre...

Precedente
Successivo
Precedente
Successivo