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Il Borghese
EDITORIALE DEL GIORNO

L’inclusione si fa con i fatti

Immaginare di usare un asterisco per cancellare le differenze di genere è quantomeno una fesseria. Che infastidisce per la trovata burocratica, figlia dei pensatori dei Miur (Ministero dell’istruzione e della ricerca) che probabilmente nell’illusione di educare alla parità tra i sessi (di studenti e professori) e alla prevenzione delle violenze, ha ferito la nostra amata lingua italiana e pure il buon senso inserendo un asterisco là dove una vocale ha da sempre definito chi era maschio e chi femmina. Genialità romana che pare stia facendo grandi proseliti tra rettori e presidi, correndo a zig zag lungo lo stivale. Fino a Torino dove il liceo classico e musicale Cavour ha deciso di modificare la propria comunicazione istituzionale dal sito internet alle circolari con l’introduzione dell’asterisco ogni volta che compaiono i termini student* o alliev* ma anche pronomi come alcun* o aggettivi come brav*. Una rivoluzione che cancellando una lettera vorrebbe promuovere l’eguaglianza e arginare le prese in giro, il mobbing o le discriminazioni. Che però danzano solo sulle comunicazioni ufficiali. Perché in classe Marco resta Marco e Sofia resta Sofia, anche se – trovata delle trovate – lo student* può persino scegliersi un alias. Come dire che Marco, sentendo afflati femminili, potrebbe farsi chiamare Adele. Senza chiamare in causa l’Accademia della Crusca (che scopriamo attonita sull’iniziativa) sulla ferita temo non rimarginabile inferta alla lingua italiana allo scopo di non discriminare, sono convinto che si debba difendere e valorizzare l’identità dei nostri giovani, piuttosto che nasconderla con un colpo di cancellino. Anzi penso che quell’asterisco non faccia che sottolineare le diversità che si vorrebbero proteggere. Ma il preside Vincenz* Salcon* visto che al Cavour si studia il latino (oltre che il greco, naturalmente) imporrà la stessa regola anche nelle versioni? Ci auguriamo di no. Loro, i latini, forse per non sbagliare, usavano il neutro. In conclusione, asterisco a parte, l’inclusione si fa con i fatti.
beppe.fossati@cronacaqui.it

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