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Cronaca
Marisa Azzolina è passata dal Gradenigo al Maria Vittoria

L’INCHIESTA. Ricoverata per il menisco muore a 65 anni, indagati 11 medici

Paziente uccisa da sindrome neurologica. Il giudice chiede l’archiviazione, la figlia si oppone

Nella denuncia che Sabrina Pasquale ha depositato in procura, si sottolinea il ritardo con cui i medici si sarebbero accorti che qualcosa non andava nelle condizioni di salute di sua madre. «Rifiutava il cibo, diceva di star male. Ma per l’ospedale era tutto a posto», si legge nell’esposto giunto sulla scrivania del pubblico ministero Francesco La Rosa. Marisa Azzolina era stata inizialmente ricoverata al Gradenigo per un problema al menisco, poi dopo una breve parentesi al Cto era stata trasferita al Maria Vittoria perché il suo quadro clinico era precipitato. E lì i medici si sarebbero accorti che la donna soffriva di una malattia infiammatoria a livello neurologico. Ma ormai era troppo tardi, non c’era più tempo per agire. Così Marina è morta, il 18 novembre 2015, a causa di una setticemia. E adesso undici camici bianchi del Gradenigo e del Maria Vittoria sono stati iscritti nel registro degli indagati con l’accusa di omicidio colposo.

Ieri mattina, nel corso dell’incidente probatorio celebrato in aula 37, il giudice Maria Francesca Abenavoli ha disposto una perizia tecnica allo scopo di chiarire se i medici che avevano preso in cura la paziente 65enne «avrebbero potuto eventualmente fare una corretta diagnosi delle malattie delle quali Marisa Azzolina era affetta ed una conseguente corretta terapia a suo beneficio». In realtà, al termine di una prima fase di indagine il pm La Rosa aveva presentato una richiesta di archiviazione basandosi sugli esiti di una consulenza medica che non avrebbe ravvisato responsabilità da parte dei professionisti che avevano preso in cura la paziente.

Contro l’archiviazione del fascicolo si è battuta però la figlia di Marisa Azzolina, Sabrina Pasquale. Attraverso l’avvocato Fabrizio Bonfante, la donna ha presentato opposizione alla richiesta di archiviazione della procura e convinto così il tribunale a emettere una «ordinanza di indagini coatte». E così, ieri, il giudice Abenavoli ha disposto una perizia chiedendo al proprio esperto di fare luce su tre aspetti di questa complessa vicenda. Nel primo quesito rivolto al perito si chiede di valutare «quale sia stata la causa della morte» e se possa essere «ricondotta a condotte commissive od omissive degli indagati e se vi siano state da parte loro negligenze, imprudenze o imperizie». Il secondo punto riguarda la possibilità da parte dei medici di eseguire «una corretta diagnosi delle patologie di cui era affetta» la paziente. Infine, occorrerà capire se «le terapie individuate come adeguate a curare» Marisa «avrebbero potuto essere benefiche per la salute» della paziente. Solo quando le condizioni di salute dell’anziana erano precipitate, i medici si sarebbero accorti che la donna soffriva delle «sindromi Gbs e/o Cidp e/o patologie affine». La Gbs è la sindrome di Guillain-Barré, colpisce il sistema nervoso e causa la progressiva paralisi degli arti. La Cidp è la polineuropatia demielinizzante infiammatoria cronica ed è una malattia rara dei nervi periferici. Ora toccherà al perito sciogliere i dubbi. Mentre le risposte arriveranno solo a gennaio, quando si tornerà di nuovo in aula.
Ad assistere i medici c’erano, tra gli altri, gli avvocati Claudio Strata, Michele Polleri, Anna Ronfani, Germana Frizone e Carlo Rossa.

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