L’immagine della povertà

La fotografia che vedete qui accanto potrebbe essere l’indicatore, tragico, della nuova povertà che incombe su Torino. E che si mostra in tutta la sua crudeltà tra i banchi di Porta Palazzo, quando gli ambulanti cominciano a smontare i banchi e arrivano a frotte uomini ancora giovani, anziani, donne per raccogliere il cibo tra i rifiuti. E persino famiglie con bimbi piccini che scambiano l’umiliazione di raccattare frutta e verdura da terra come un gioco. Proprio come fa lui, il bambino che guarda la mamma mentre infila in una borsa qualche pesca e alcune cipolle. I volontari che al mercato distribuiscono il cibo ai poveri alzano le braccia di fronte a tanta miseria.

Anzi, dicono apertamente che ogni giorno è peggio e che l’autunno sarà terribile. D’alt ra parte lo sono già i numeri dei pacchi viveri distribuiti in questi mesi, diecimila per trentamila famiglie. Gli ultimi. Quelli che essendo praticamente invisibili perché non hanno un lavoro fisso, o campavano con le paghe in nero, sono stati letteralmente travolti dalla pandemia. Ultimi, invisibili e disperati che cercano, proprio sui mercati qualcosa da mettere insieme ai pacchi di pasta, al sugo di pomodoro e ai biscotti per i più piccini. È il volto tragico di una Torino che non vorremmo vedere e che è arrivata alla vigilia del Coronavirus, già piegata da una crisi che non concede soste da oltre dieci anni. È tra loro, in questo clima di sofferenze e di umiliazioni dove la fame, dimenticata nell’essenza della sua crudeltà, torna a far sentire i suoi morsi. E può creare tensioni forti perché si resiste a tutto, non alle lacrime dei figli o all’agonia dei propri vecchi.

fossati@cronacaqui.it

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