(foto depositphotos)
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EDITORIALE DEL GIORNO

Libri al contrario

Non è un vagito, è già un urlo. Non una stramberia isolata, ma già una moda. Parlo del “backwards book” (libri al contrario), la tendenza che sta dilagando sui social, sulle riviste, sulle pagine dei maggiori influencer e degli interior designer più attenti, tanto da meritare un servizio su AD (Architectural Digest), la più diffusa rivista del settore. Si tratta di rovesciare intere librerie a parete in modo che i libri, anziché mostrare il dorso, mostrino il lato opposto, cioè la carta. “Ma allora non si sa dove andare a prendere un libro quando serve”, direte voi. Vero. Ma questa è solo la dimostrazione che a tanta gente (specie di questo mondo radical chic) i libri non servono. Niente mezze misure. Dorso contro il muro, neanche stesse passando il corteo di un gay pride. Dicono che l’effetto estetico è fantastico, con le varie sfumature cromatiche dal bianco all’avorio al giallino della carta. “Il colore delle pagine – scrive AD – varia con il tempo e l’uso, quindi è possibile giocare con le diverse tonalità neutre per disegnare la propria libreria personale. Spesso i dorsi dei libri creano un effetto visivo caotico: dimensioni e stili diversi delle copertine, eccesso di colori, caratteri tipografici non uniformi…Ecco perché la soluzione drastica di capovolgerli raggiunge due obiettivi difficili: minimalismo ed equilibrio cromatico”. Meno male che Dio nel creare i prati fioriti di giugno li ha fatti deliziosamente caotici e policromi: se arrivavano questi qua strappavano tutto, fiore per fiore, e ripiantavano al contrario per poi strillare di compiacimento minimalista alla vista delle “varie sfumature di marrone”. Che poi, freudianamente, dev’essere il loro colore-simbolo.

collino@cronacaqui.it

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