Schermata 2017-09-22 alle 00.00.07
Buonanotte

Libera nos, Domine

Ieri era la giornata mondiale per l’Alzheimer, il morbo che toglie la memoria. Il dizionario definisce la memoria come “funzione psichica di riprodurre nella mente l’esperienza passata, di riconoscerla come tale e di localizzarla nello spazio e nel tempo”. Quanta consapevolezza di sé può avere chi ne è privo?

Nessuna no, perché anche gli ammalati gravi di Alzheimer hanno consapevolezza dell’attimo presente, dello spazio e del movimento, anche se non ne ricordano tutte le sequenze, e poi avvertono e decifrano gli stimoli sensoriali (fame, dolore, caldo, freddo, bisogni corporali, ma anche piaceri semplici come la caramella, la carezza). Diciamo una consapevolezza diversa. Il guaio dell’Alzheimer è che questo “buio” non arriva di colpo, ma a gradi, come quei neon che prima di spegnersi tremolano, poi si accendono solo a tratti, e infine si fissano in una fioca luminescenza preagonica.

Platone sosteneva che ogni cosa che sappiamo è il ricordo di ciò che abbiamo appreso in un’altra vita, in un altro mondo, prima di scendere in questo. Nella cultura contemporanea c’è un enorme interesse per la memoria da parte di neurologi, psicologi, psichiatri e studiosi del cervello in generale, ma non si è esaurita la speculazione filosofica sull’argomento. Se si pensa alla teoria dell’oblio dell’essere in Heidegger, ci si accorge che l’antico tema platonico del sapere come reminiscenza di altre vite (o della presenza nel mondo dell’uomo come forma decadente degli dei) non è stato ancora cancellato dall’armata degli scettici. E i frattali della mente ramificano curiosi verso quelle dimensioni. Sempre che Alz non spenga il neon.

collino@cronacaqui.it

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