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Cronaca
IL FATTO

Libera in 24 ore la casa “rubata” all’Asl: «Ora potrà ritornare ai nostri pazienti»

Giovedì sera la polizia ha sgomberato gli occupanti che avevano già sostituito anche la serratura

Meno di ventiquattro ore dopo la nostra denuncia, l’appartamento che l’Asl Città di Torino aveva destinato in Barriera di Milano a tre pazienti psichiatrici non era più ostaggio degli occupanti. Lo scorso venerdì, infatti, gli operatori del Dipartimento di Salute mentale hanno potuto riprendere possesso dell’alloggio che da tempo era pronto ad accogliere i nuovi inquilini, giunti al traguardo dell’autonomia abitativa dopo un lavoro costato anni di terapia e fatica. La casa, sgomberata proprio giovedì sera dalla polizia, era stata da poco ristrutturata in vista della conclusione di un lungo progetto sanitario, ma all’interno viveva una famiglia di occupanti da alcune settimane. Un vero e proprio abuso che ha rischiato di infrangere un sogno per i pazienti dell’Asl.

SERRATURA CAMBIATA
L’immobile di proprietà dell’Asl, con molta probabilità, era stato da tempo preso di mira da chi è poi entrato in azione circa due settimane fa, alla vigilia degli ultimi lavori di manutenzione. Ad accorgersi dell’intrusione, infatti, è stato proprio un falegname, l’ultimo tra i manutentori che dovevano entrare nell’alloggio. Peccato che, proprio nel giorno dell’ultimo sopralluogo ispettivo, abbia trovato sostituita anche la serratura. Da qui è partita la denuncia alle forze dell’ordine sulla famiglia di occupanti, presumibilmente stranieri, che il giorno stesso in cui la segnalazione è comparsa su queste colonne si sono trovati la polizia alla porta e hanno scelto di lasciare la casa ai legittimi proprietari. Senza opporre alcuna resistenza ma chiedendo soltanto di poter recuperare vestiti ed effetti personali con cui, nel frattempo, si erano sistemati tra il soggiorno e la cucina come se nulla fosse.

RIPARTE IL PROGETTO
«Ringrazio le forze dell’ordine per l’efficienza dimostrata che ha permesso di risolvere in tempi rapidi una situazione complessa, per cui rischiava di essere compromesso un progetto importante di cura» commenta il dottor Massimo Rosa dal Dipartimento di Salute mentale, che nelle settimane passate aveva dovuto comunicare la brutta notizia ai suoi pazienti. «Con loro ne avevamo parlato, sapevano dell’occupazione e sono molto felici di poter finalmente entrare nella loro futura casa» conclude il dottor Rosa. «Siamo grati del fatto che l’intervento sia stato celere e non abbia creato particolari problemi di ordine pubblico, questo ci permette di continuare a portare avanti un progetto importante che rischiava di essere interrotto per via di un’occupazione» commenta il direttore generale dell’Asl Città di Torino, Carlo Picco. I tre futuri inquilini, infatti, potranno continuare così a sviluppare in autonomia il percorso avviato con i medici che li assistono da anni e tornare a sognare una vita pienamente autonoma. Sperando di arrivare, quanto prima, anche a firmare un vero e proprio contratto di locazione per una abitazione di edilizia pubblica.

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