Michele Venturelli
Cronaca
IL DELITTO

«L’ho uccisa perché ha detto ti amo»

I verbali del killer della maestra condannato all’ergastolo che adesso spera in uno sconto di pena

Sesso e morte. Trenta martellate per cancellare il sorriso della maestra di Valenza di cui era diventato l’amante. “Colpevole”, dirà lui, di avergli «voltato le spalle» dopo averlo portato ad innamorarsi sussurrandogli quel “ti amo” che lui non era più in grado di dire dopo aver sofferto tanto con altre donne. Scuse. Un’altra giustificazione atroce di un altro uomo che, respinto da una donna, Ambra Pregnolato, 41 anni, madre di una bambina, la annienta. L’omicidio avviene il 21 gennaio 2020, a maggio di quest’anno Michele Venturelli, 46 anni, orafo disoccupato, viene condannato all’ergastolo. E adesso, nel processo che si aprirà in Corte d’Assise di Appello a Torino spera in qualche sconto. È per questo che, detenuto al Lorusso e Cutugno, ha nominato un nuovo avvocato. Quel Vincenzo Coluccio che di assassini ne ha difesi e ne difende parecchi, e ancor prima di leggere le motivazioni del primo grado previste a settembre, si dice pronto a «combattere per ridurre una pena eccessiva».

Quel che accadrà si vedrà. Determinante, anche qui, potrebbe essere la valutazione delle condizioni psichiche dell’imputato, che dopo il delitto tentò di uccidersi facendosi investire da un treno, ma in primo grado – ad Alessandria – è stato giudicato capace di intendere e volere al momento del fatto. Una conclusione, quella della consulenza psichiatrica, cui i periti sono arrivati dopo una serie di colloqui alle Vallette in cui Venturelli ha sostanzialmente ribadito ciò che aveva ripetuto al pubblico ministero quando ha confessato e poi davanti al giudice che ne ha convalidato il fermo. Con quel “ti amo” che ricorre in tutti i verbali e si insinua nelle mente di Venturelli come una prova di amore eterno che, quando vacilla, lo trasforma in killer.

«Sono andato lì come ogni mattino – spiega in un colloquio in carcere – innamorato come un babbalucco, poi si è tirata indietro, ha fatto un voltafaccia. Ma scusa – ho detto io – tutto quello che ci siamo detti? Ti amo? Che poi io le prime volte le dicevo di non dirlo, all’inizio era solo sesso, poi siccome ho un cuore enorme mi sono innamorato, ed è diventato sempre più forte». E ancora, davanti al pm: «Solo pochi giorni prima, dopo 10 anni che non dicevo “ti amo” a una donna, avevo detto “ti amo” ad Ambra». Venturelli dice che la maestra gli avrebbe confidato che avrebbe lasciato il marito per lui. Ma il 21 gennaio Ambra «si è tirata indietro».

E lui l’ha uccisa. «Mi ha detto che aveva ripensato all’idea di lasciare il marito – spiega al gip – è bastata quella frase per scatenare la mia reazione: mi sono limitato a chiederle cosa avesse detto e, quando lei ha ripetuto che non voleva più lasciare il marito, ho preso il martello che avevo nello zaino e l’ho colpita. Ho perso il lume della ragione. Mi sono sentito preso in giro da lei, come se il mio “ti amo” non valesse nulla, come se la mia sofferenza passata non avesse alcun significato. Ambra era una delle poche persone alle quali avevo confidato i miei dolori (…) e, nonostante tutto, dopo che, finalmente, avevo trovato la forza di dirle che l’amavo ci aveva ripensato. Ho perso il controllo». Venturelli prosegue: «Mi stava salendo una cosa come quando sbatti la Coca Cola ed esce tutta, e ho iniziato a colpirla». «L’ho colpita molte volte, fino a quando si è mossa, per paura che la sentissero urlare. Il martello durante i colpi si è diviso in due».

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