OspedaleCarmagnola
News
CARMAGNOLA

«L’ha ucciso con l’iniezione»: 14 anni all’infermiere killer

Colpo di scena in appello: per i giudici è stato un omicidio volontario

Non è stato un errore in corsia. Giovanbattista Tuninetti non è morto per uno sbaglio o per una distrazione. E la siringa con cui gli venne iniettata una dose letale di un calmante era un’arma del delitto. Perché l’infermiere che premette lo stantuffo facendo scivolare il liquido nelle sue vene, lo voleva uccidere. Si chiude così, con un colpo di scena che riscrive la verità stabilità in primo grado, il processo d’Appello contro Mauro Capra, che in primo grado era stato condannato a 5 anni e 8 mesi per omicidio colposo, ma secondo la Corte d’Assise presieduta da Fabrizio Pasi ne merita 14 e 4 mesi per omicidio volontario. Accolta, dunque, la richiesta del sostituto procuratore generale, Andrea Bascheri, con il riconoscimento di ben quattro aggravanti.

La vittima era un pensionato Fiat di 87 anni ed era arrivato al pronto soccorso di Carmagnola due giorni prima di morire, il 24 ottobre 2015, dopo essere caduto a terra per le vertigini. Ma fin da subito si era mostrato agitato, e così l’infermiere aveva pensato, senza alcuna prescrizione medica, di risolvere la situazione somministrandogli, il 26 pomeriggio, il calmante, utilizzato per indurre la sedazione cosciente.

Dopo poco l’anziano aveva iniziato a stare malissimo: non riusciva a respirare, era entrato in apnea, poi in arresto cardiaco. L’anestesista aveva provato a rianimarlo, ma invano. E si sarebbe pensato a un decesso “normale” se una tirocinante non avesse segnalato all’ospedale di aver assistito a quella strana iniezione poco prima. Una frase l’aveva colpita: «Non ho voglia di passare una giornata come quella di ieri» aveva detto Capra riferendosi all’agitazione mostrata dal paziente il giorno prima subito prima di iniettare il medicinale.

Condividi sui social:

Scopri inoltre...

banners
Precedente
Successivo
Precedente
Successivo