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Lezioni di giornalismo

Giovedì scorso si è tenuta a Philadelphia un’importantissima conferenza stampa nella quale Rudy Giuliani, Jenna Ellis e Sidney Powell, legali di Trump, hanno spiegato la frode elettorale ai danni del Presidente. L’han solo spiegata perché, per aver efficacia legale, le prove si possono esibire solo in tribunale. Comunque Jenna ha detto che ci sono prove materiali e centinaia di testimoni, in tutti gli stati-chiave, le cui testimonianze giurate (in America chi giura il falso finisce in carcere) sono state depositate e saranno utilizzate nei processi. Giuliani ha esposto i vari metodi di broglio sui voti postali (in Georgia e altrove i Dem non hanno permesso agli osservatori degli altri partiti di assistere ai controlli di questi voti). Powell ha spiegato anche un altro aspetto più grave della frode: la manipolazione delle macchine per lo spoglio e del software per il conteggio. Di tutto ciò cosa ha riportato l’Ansa? Solo le gocce di sudore colorate dalla tintura dei capelli che colavano sulle gote di Giuliani. Ma ancor di peggio han fatto i media mainstream: dopo aver irriso il sudore (come hanno irriso per anni il ‘parrucchino’ di Trump e qui in Italia il cerone e i capelli trapiantati di Berlusconi) hanno sbrigativamente liquidato come farneticazioni le tesi dei tre avvocati, sminuendole nell’espressione “presunte irregolarità”. Come i bimbiminchia, che quando parla la maestra ridacchiano perché ha la calza smagliata, ma non capiscono cosa dice. La sinistra è maestra nell’usare l’argumentum ad hominem: “se non sai demolire le tesi del tuo avversario, demolisci lui”. Un vecchio narciso che si tinge i capelli non può che dire minchiate. Ebbravi.

collino@cronacaqui.it

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