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Lezioni di antropologia

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Sabato scorso era il primo maggio, che senza i concerti rock è stato disertato dai giovani (loro se ne fregano) e punteggiato solo dai comizi sindacali d’ordinanza, con pochi pensionati infreddoliti sotto i palchi. Ha ragione chi ha scritto sui social che, se la festa del papà va abolita per non offendere i gay e il Natale per non offendere i mussulmani, il 1° Maggio andrebbe abolito per non offendere i disoccupati. Ma c’è di peggio. Abbiamo letto tutti le dichiarazioni perdoniste della sinistra per gli otto ex terroristi rossi arrestati in Francia: “sono cose vecchie…. si sono pentiti… non cerchiamo vendette”. Ebbene, per fatti molto meno “vecchi” (sono del 1993), e cioè per l’assalto comunista a Craxi davanti all’Hotel Raphael con lancio di monetine e sanpietrini, sputi, bastonate sul cofano e rincorsa delle macchine, c’è chi non solo non è stato mai arrestato, ma ricorda gli eventi in questo modo: «Quella sera il nostro vero errore è stato quello di non andare fino in fondo. Dovevamo ammazzare Craxi, avremmo dovuto farlo fuori a pezzi, gettare le sue (mi immagino lunghissime) budella sulla porta del Raphaël e trascinarle fino al Parlamento. Avremmo dovuto andare fino in fondo. Sacrificare Craxi in nome del paese, per far capire a tutti che era finita. Io c’ero. E come tutti quelli che fanno la storia, non ho capito che occasione avevo per le mani». Chi farnetica queste parole di odio puro, a 28 anni dai fatti e a 21 dalla morte di Craxi, è il Prof. Piero Vereni, docente di antropologia all’Università di Tor Vergata. Capite ora chi ha piazzato il Pci/Pds/Ds/Pd ai vertici accademici? Immaginatevi che insegnamenti potrà dare uno così dalla sua cattedra. E nei licei è lo stesso. Altro che pentiti!

collino@cronacaqui.it

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