Maria José Olivastri
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CASO RIAPERTO

L’ex postina sexy trovata nel fosso con la testa rotta

Maria José Olivastri fu uccisa con un colpo di karate. Il suo cadavere fu ritrovato completamente nudo: era coperto da un lenzuolo a fiorellini. Aveva mani e caviglie legate come se fosse stata torturata

Quaranta testimoni sentiti negli ultimi due anni: alcuni erano già stati ascoltati all’epoca del delitto, altri sono stati convocati per la prima volta in virtù di nuovi elementi nel frattempo emersi. E, negli ultimi giorni, faccenda non da poco, alcune perquisizioni eseguite tra città e la zona termale.

INCHIESTA RIAPERTA
La squadra mobile di Padova ha ripreso in mano il delitto di Maria José Olivastri e l’ha guardato al microscopio cercando, e trovando, nuove angolature. Rifacendo esami del dna, ripercorrendo tutto il tragitto che l’assassino può aver fatto trasportando il corpo della giovane donna avvolto in un lenzuolo a fiorellini, fino a gettarlo in una canaletta a Terradura, frazione di Due Carrare; interpellando i testimoni con le domande scaturite dalla nuova piega presa dalle indagini; ponendo l’attenzione su inediti particolari, e perquisendo, la polizia sta arrivando vicino, molto vicino a incastrare l’assassino o gli assassini.

DELITTO EFFERATO
Era il 9 agosto del 2001 quando l’alba gettò luce su quello scempio. Dentro una canaletta, a Terradura di Due Carrare, c’era un fagotto. Un lenzuolo avvolgeva un corpo. Il corpo di Maria José Olivastri, 42 anni, di Sarmeola, madre di una ragazza che all’epoca aveva 15 anni, separata dal marito. Collo, polsi e caviglie erano legati tra loro con un pezzo strappato dallo stesso lenzuolo. Aveva il collo spezzato. Niente ferite, niente lividi. Addosso gli orecchini e la collana d’oro. L’ipotesi dell’omicidio a sfondo sessuale fin dall’inizio è stata quella più accreditata dalla polizia.
Il giorno precedente, l’8 agosto, Maria José, che aveva perso il lavoro alle Poste, era andata ad Abano in cerca di un impiego: aveva fatto un corso di massaggi e sperava di poterlo mettere a frutto. Alle 9 aveva parcheggiato la sua Peugeot rossa, poi aveva fatto il giro di più di un hotel termale. Il tagliando del parcheggio scadeva alle 13, e alle 13 aveva appuntamento proprio lì con un amico che nel frattempo era andato a fare i fanghi. Assieme avrebbero dovuto rientrare direttamente a Padova.

BUIO TOTALE
Ma lì Maria non è mai arrivata. Era stata notata per la strada, l’ultimo testimone a vederla è stato ascoltato dagli investigatori. Poi il buio. E dentro quel buio, il delitto. Partirono le indagini, inizialmente affidate ai carabinieri, poi nel 2002 passate alla squadra mobile all’epoca diretta da Alessandro Giuliano, figlio di Boris, il commissario ucciso da Cosa Nostra. Per tre volte furono aperte e anche chiuse. Fino a che nel novembre 2104 o la procura decide di riprovare a dare un nome all’assassino di Maria José. Il sostituto procuratore Vartan Giacomelli riapre il fascicolo e ancora si affida alla squadra mobile. E ora il cerchio pare stringersi.

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