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VIA PLAVA

L’ex mercato diventa dormitorio: in primavera via ai nuovi progetti

Sotto la tettoia hanno chiuso gli ultimi negozi. Bernardini: «Rilancio con Co-city»

Era una lenta ma inesorabile agonia, quella del mercato coperto di via Plava. Un supplizio terminato a fine anno, quando gli ultimi due banchi hanno chiuso bottega per sempre. E adesso, in attesa di un rilancio, il plateatico a due passi dalla Fiat è diventato un po’ parcheggio e un po’ dormitorio. Da una parte, gli automobilisti che si sono visti togliere i posteggi dalla neonata ciclabile ne approfittano per piazzare la loro vettura. Mentre a centro piazzale un senzatetto ha realizzato il suo giaciglio di fortuna. Di giorno accende fuochi. Di notte dorme sotto le coperte vicino a una pila di pneumatici. I residenti alzano bandiera bianca. «Quest’area di Mirafiori sta morendo». Le istituzioni rassicurano che qualcosa si sta muovendo. «In primavera dovrebbero partire i progetti di Co-City – spiega Luisa Bernardini, presidente della circoscrizione Due».

Trattasi delle attività previste dal patto di collaborazione che vede impegnate le associazioni Aics e Aris per il rilancio dell’area. Cura dello spazio pubblico e animazione sociale dove prima c’era il mercato. Ad oggi siamo nella fase di co-progettazione e quindi si dovrebbe entrare nel vivo non appena inizierà la bella stagione. Certo, nulla di commerciale, anche perché i tempi sono cambiati. A vedere oggi la desolazione, sembra impossibile immaginare che negli anni d’oro c’erano 60 banchi. Poi i servizi, in primis l’anagrafe, hanno iniziato a chiudere. E dopo i servizi, i negozi, sotto la tettoia di via Negarville che oggi, per rinascere, avrebbe bisogno di 120mila euro. Alla fine hanno ceduto anche gli ultimi rimasti. Il banco di frutta e verdura gestito da marito e moglie e quindi il box di salumi e formaggi. «A inizio mandato – spiega Andrea Russi, consigliere M5S e presidente della commissione Commercio – avevamo chiesto agli ambulanti dei mercati più piccoli di spostarsi in aree grandi. Ma molti non hanno accettato e noi non potevamo certo obbligarli. Confido comunque nei colloqui tra assessorati ed associazioni, affinché quell’area non cada nel degrado».

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