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Buonanotte
EDITORIALE DEL GIORNO

L’Europa che non ci piace

La notizia di oggi è che la Ue vorrebbe legalizzare la dealcolazione del vino, cioè il suo taglio con acqua. I viticultori insorgono: non sarebbe più vino. Per la Ue si intende per vino la bevanda prodotta dalla fermentazione alcolica di uve o di mosti di uve, con titolo alcolometrico non inferiore ai 9 gradi (salvo eccezioni per vini di particolare denominazione) e non superiore ai 15 gradi (salvo eccezioni come sopra). Per vino liquoroso (Porto, Marsala…) si intende un vino non sotto i 17,5 e non sopra i 22 gradi. Ma questa è burocrazia. Nella storia si sono chiamati vino anche vini di bassa gradazione (fino a 4 gradi) o alta fin oltre i 22, come il vino dei romani e dei greci, che infatti veniva mischiato ad acqua prima d’esser bevuto. Insomma, astuzie dell’oste a parte, il vino è sempre stato abbassato con l’acqua e alzato con lo zucchero. Poi ci sono i “vini” che oggi non possono avere quel nome, ma una volta l’avevano: il vino di sambuco, il vino di mele (detto anche sidro), il vino di mirtilli ecc. A parlare di vino c’è da divertirsi, quasi come a berlo. Non spaventiamoci, quindi, per l’annunciato annacquamento. Ogni amante del vino saprà riconoscerlo, e non berrà mai “Barolo dealcolato”. Diverso sarebbe se la Ue imponesse al vino e agli alcolici in genere (come è stato proposto) etichette ansiogene sulle bottiglie, tipo quelle dei tabacchi: “Può recare gravi danni alla salute”, magari con foto di fegato cirrotico. Quello mi farebbe incazzare. Perché allora l’etichetta-babau la pretenderei anche per i cibi spazzatura (patatine, merendine…) e per quelli colesterogeni (crostacei, formaggi, lardo…). Insomma, siamo maggiorenni e vaccinati. Lasciateci ubriacare in pace.

collino@cronacaqui.it

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