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Economia
L’ANALISI

L’esodo da Stellantis: Tavares vuole tagliare oltre 12mila lavoratori

Firmato l’accordo per 390 uscite e 130 assunzioni

Sono 12mila i dipendenti di cui Stellantis dovrà liberarsi, in qualche modo, da qui a tre anni, al netto anche delle nuove assunzioni che serviranno per il corso green o elettrico del gruppo, soprattutto per quanto concerne Fca, l’ex Fiat, che da quel punto di vista è senza dubbio più indietro degli associati francesi. I primi passi della cura dimagrante del colosso dell’auto ve li avevano raccontati a luglio, con gli accordi per gli stabilimenti di Grugliasco e di Mirafiori: si trattava di qualcosa come ottocento lavoratori accompagnati alla pensione. Adesso però tocca a coloro che vengono qualificati come «non produttivi», ergo quelli che stanno negli uffici e nello specifico negli entri centrali di Mirafiori e in Comau: impiegati amministrativi, finanziari, settore ricerca. Ieri è stato firmato l’accordo tra l’azienda, il ministero del Lavoro e tutti i sindacati ossia Fim, Fiom, Uilm, Fismic, Uglm e Associazione Quadri, per gli esodi lavoratori. Si tratta di 390 lavoratori ai quali mancano meno di cinque anni alla pensione. A tutti, sarà corrisposto un assegno mensile di importo uguale alla pensione già maturata. E l’uscita dovrà avvenire entro il 30 novembre. A fronte delle uscite, come già per gli altri accordi, Stellantis ha pronto un piano di assunzioni secondo la regola ormai collaudata di un ingresso ogni tre uscite: personale più giovane, con formazione specifica sui nuovi temi della sfida industriale. Per i lavoratori che restano ci sarà comunque – è una delle condizioni dei piani di esodo volontario – un progetto di formazione e aggiornamento professionale, che sarà coperto con i fondi per la cassa integrazione.

La cura dimagrante, dunque, è iniziata. Perché la questione non riguarda solo i lavoratori a tempo indeterminato: a molti lavoratori «in somministrazione», in particolare alla Sevel la cui produzione è rallentata dalla crisi dei microchip, non è stato rinnovato il contratto. Altre aziende, che fanno parte dell’indotto “tecnico”, ossia progettisti, disegnatori, attendono di conoscere i piani futuri e per ora alternano ferie forzate per i dipendenti a cassa integrazione.

A breve, stando a quanto lui stesso aveva detto, l’ad Carlos Tavares dovrebbe presentare il piano industriale, che in realtà ha già ampiamente nella sua mente (e con almeno un modello nuovo marchiato Fiat ogni anno, anche in versione elettrica). L’assottigliamento dei quadri va in questa direzione: al momento Stellantis ha circa 66mila dipendenti in Italia e Tavares intende arrivare, nel giro di tre anni come dicevamo, a 54mila. Dodicimila in meno, ma se ragioniamo che in alcuni ambiti occorrerà far entrare forze nuove e tecnologicamente aggiornate, sempre si immagina in ragione di uno ogni tre fuoriusciti, il numero di esodi volontari o meno potrebbe essere molto più alto.

Tavares, nei mesi scorsi, era stato chiaro: «impossibile mantenere lo status quo» e per farlo intende avere le mani libere. Per questo, proprio a luglio – come ricordava ieri, per esempio, il Fatto Quotidiano -, Stellantis ha restituito il prestito da 6,3 miliardi di euro erogato da Intesa Sanpaolo, attivando una nuova linea di credito da 12 miliardi di euro con la sottoscrizione di ventinove banche internazionali. Una linea di credito ben più onerosa di quella precedente, che aveva anche la garanzia dello Stato tramite la Sade nei confronti, per l’80%, di Fca Italy ma che non ha i vincoli richiesti ovviamente dallo Stato: il mantenimento dei livelli occupazionali. E martedì 11 ottobre, a Roma, al ministero per lo Sviluppo Economico, il ministro Giorgetti e il vice Picchetto Fratin hanno convocato un tavolo di confronto sul caso Stellantis, con i vertici del gruppo di cui vogliono conoscere le intenzioni. Spogliati anche della garanzia statale al prestito, viene da chiedersi che strumenti avranno al governo per far leva su quello che è a tutti gli effetti un gruppo internazionale.

Ieri, inaugurando il giardino pensile sul tetto del Lingotto, ribadendo come l’ex fabbrica sia il simbolo del gruppo a Torino, il presidente John Elkann ha detto che «in Stellantis, noi ci stiamo trasformando , tenendo in mente da dove veniamo, guardiamo lontano verso il futuro e offriamo innovative soluzioni di mobilità: guidiamo il modo in cui il mondo si muove. Stellantis ha investito 2 miliardi di euro a Mirafiori per produrre auto full-electric e ibride e realizzare progetti innovativi come ad esempio l’infrastruttura di ricarica smart-grid: un chiaro e importante segnale di fiducia non solo per le donne e uomini che ci lavorano, ma per l’intero distretto automobilistico della città».

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