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Cronaca
L’EMERGENZA

L’Esercito in campo contro i cinghiali

La richiesta della Coldiretti. In Piemonte gli animali hanno distrutto 34mila ettari di coltivazioni

Verrebbe da dire: a mali estremi, estremi rimedi. E in questo caso significa che l’invasione dei cinghiali nelle campagne, ma anche nei centri abitati, città comprese, non può che essere fermato se non dall’Esercito. Uomini in divisa pronti a fare carneficina degli ungulati (termine generico che comprende i cinghiali doc, ma anche i più numerosi suini selvatici nati da incroci improbabili). La richiesta, per la quale è in corso una raccolta di firme promossa da alcuni rappresentanti locali della Coldiretti, è stata fatta propria anche dal presidente nazionale dell’associazione, Ettore Prandini che ha dichiarato: «Siamo pronti a chiedere l’intervento dell’Esercito», perché neppure i cacciatori si sono resi disponibili ad abbattere gli ungulati. L’emergenza attuale viene da lontano. Negli Anni 80 le campagne del Canavese, ad esempio, erano state popolate da cinghiali per rispondere alle richieste degli amanti della doppietta. Successivamente, per mantenere alto il numero degli ungulati, si era provveduto a creare branchi di riproduzione con cinghiali fatti arrivare dai Paesi dell’Est. C’è stata un’invasione, «ma di quelle impure», spiegano oggi gli esperti, di esemplari che sono frutto di incroci e che certo non offrono la carne e i prosciutti prelibati dei cinghiali, quelli veri. Sparare per sparare, secondo i cacciatori, non ne vale la pena, da qui la proposta degli agricoltori: «Chiamiamo i soldati», non c’è altro modo: «Quegli animali devono essere sterminati». E se fino a qualche mese fa sotto la Mole, per l’amministrazione pentastellata poteva essere un vanto vedere «la città abbellita dai cinghiali, le pecorelle che brucano l’erba e gli eco pascoli come una realtà che potrebbe funzionare anche a Torino», oggi la situazione è molto diversa ed emergenziale. Una situazione diventata ormai insostenibile in città e nelle campagne, con danni economici incalcolabili per le produzioni agricole. Si stima che l’intera penisola sia invasa da 2,3 milioni di cinghiali e che più di 100mila vivano (e si riproducano) in Piemonte. Secondo un’indagine della Coldiretti, sarebbero 800mila gli ettari di raccolto perso in Italia, 34 mila ettari solo nella nostra Regione. E nell’ultimo anno le vittime sono state 13 (2 nella provincia di Torino) e 261 i feriti gravi per dell’invasione degli ungulati. «A causa dei cinghiali abbiamo perso interi raccolti – spiega Coldiretti Piemonte – , e stiamo mettendo a rischio la nostra capacità produttiva in un momento delicato dovuto alla crisi in Ucraina. È paradossale che con i costi fuori controllo dobbiamo spendere di più per coltivare e il raccolto ci viene distrutto. Inoltre più di qualche agricoltore ha perso la vita a causa dei cinghiali». Tutto ciò senza contare le aziende agricole che hanno già chiuso. Il primo provvedimento di abbattimento (con o senza Esercito) è stato disposto dalla Prefettura di Roma, «ora – aggiungono gli agricoltori piemontesi – deve muoversi anche Torino». C’è poi un problema nel problema, un ’emergenza che si lega all’invasione dei cinghiali e che riguarda i casi sempre più numerosi di peste suina. Intanto è stato smentito chi sosteneva che la malattia avrebbe sterminato i maiali selvatici, anzi «le loro carcasse altro non fanno che diffondere maggiormente la malattia» e poi c’è l’aspetto economica che riguarda la sopravvivenza di più di mille allevamenti piemontesi e un comparto che nella nostra regione vale quasi un miliardo di euro l’anno e che occupa più di 30 mila lavoratori nella filiera dei salami, delle mortadella e dei prosciutti. Infine, dopo i casi di peste individuati in Lazio, Piemonte e Liguria, secondo la Coldiretti preoccupa che la contaminazione portata dai cinghiali si estenda a regioni limitrofe dove si concentrano gli allevamenti di maiali e le produzioni più tipiche della salumeria Made in Italy. Vincoli al trasporto di animali e limitazioni alle esportazioni hanno già causato la perdita da inizio anno di 20 milioni al mese.

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