Foto Depositphotos
Buonanotte
EDITORIALE DEL GIORNO

L’equivoco celeste

Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su whatsapp

Il secondo Re d’Italia, Umberto di Savoia, figlio di Vittorio Emanuele II, subì tre attentati nei suoi 22 anni di regno, dal 1878 al 1900. L’ultimo, a Monza, gli fu fatale. Ma per chi ama il mistero delle coincidenze, gli scherzi del destino e i presunti messaggi dall’al di là, c’è un bell’aneddoto da raccontare. Il 28 luglio del 1900, vigilia della sua morte, al re in visita a Monza fu presentato un ristoratore che gli somigliava come una goccia d’acqua. Parlandogli, Umberto scoprì che entrambi erano nati lo stesso giorno e alla stessa ora, entrambi avevano sposato una donna che si chiamava Margherita ed entrambi avevano un figlio di nome Vittorio. Inoltre l’uomo aveva aperto il suo ristorante a Monza il giorno stesso in cui Umberto I era salito al trono. Divertito da tutte quelle coincidenze, il re congedò il suo “gemello” dicendogli che avrebbe voluto rivederlo, ma l’indomani costui, pulendo la sua pistola, lasciò partire un colpo che rimbalzando lo uccise. La notizia giunse ovviamente alla polizia che la comunicò subito al re. Umberto, scosso, chiese di essere condotto l’indomani nel ristorante per porgere le sue condoglianze alla vedova. Ma non poté farlo perché la sera stessa, alle 22.25 del 29 luglio 1900, mentre transitava per Monza sulla carrozza aperta, venne colpito a morte dal colpo di pistola dell’anarchico Bresci. Così a tutte le coincidenze precedenti si aggiunse l’ultima: morire nello stesso giorno per un colpo di pistola. Forse nell’al di là, quando assegnano i corpi e i destini alle anime che si devono reincarnare, capita che sbaglino. Re e oste: due carriere diversissime, ma corpi e destini uguali. Storia stupefacente e misteriosa.

collino@cronacaqui.it

Scopri inoltre...

Precedente
Successivo
Precedente
Successivo