MANTIENI IL BACIO

L’empatia è soltanto un mito: il segreto è il tempo sospeso

Le “brevi lezioni sull’amore” di Massimo Recalcati

«La fedeltà non è una prigione, né una gabbia, se si trasforma in un sacrificio bisogna liberarsi. La fedeltà diventa una postura dell’amore perché trasforma lo stesso in nuovo, non c’è bisogno di andare altrove per trovarlo. Come quando guardiamo un’alba sorgere: l’abbiamo vista mille volte ma non ci stancheremmo mai di ammirarla, ogni volta ci appare diversa, nuova».

La fedeltà. Colpisce questa parola, colpisce questo concetto stesso, che diventa importante in letteratura, di questi tempi. E’ infatti il titolo del discusso romanzo di Marco Missiroli, ed è anche un concetto che si trova nel libro di Massimo Recalcati, “Mantieni il bacio” (Feltrinelli, 14 euro), il cui sottotitolo recita “Lezioni brevi sull’amore”. Brevi perché a dire troppo sull’amore si rischia di perdersi o perché in fondo bastano poche parole? C’è chi dice che basta un bacio, ma poi il tempo di un bacio non è infinito. L’amore finisce con quello? Un fuoco d’artificio? Il colpo di fulmine o, per parafrasare opere letterarie andate, un raggio verde all’orizzonte?

Recalcati, psicanalista, parte dalle parole d’ordine “dialogo” ed “empatia” per superare il luogo comune che senza dialogo, senza affinità (la ricerca dell’anima gemella?) non possa esservi amore, come se l’altro/altra fosse irrimediabilmente straniero, diverso. Se la condizione di ogni amore non fosse dialogo ma l’incontro con un segreto indecifrabile, con un mistero che resiste a ogni sforzo empatico? Lacan affermava che il rapporto sessuale è impossibile, è sempre fallito. Non è possibile mai sentire realmente quello che l’altro sente, confondersi, coincidere, essere lui/lei. Ma è proprio dall’esperienza di questo fallimento che diviene possibile l’amore come amore per l’eteros.

Si tratta di provare a condividere proprio l’impossibilità di condividere il rapporto. Se amo non è perché dialogo con l’altra persona, ma perché in essa c’è qualcosa di lei ma anche di me, che mi sfugge, impossibile da raggiungere. Scopro, cioè, nell’altra persona un segreto che mi supera e si distanzia da ogni empatia possibile. Per questo Lacan identificava l’amore con la donna, se la donna è – come è – il nome più radicale del segreto impossibile da decifrare. Per certi versi come la fedeltà. Impossibile per alcuni, da infrangere come fosse un alibi per altri, obiettivo raggiungibile per altri ancora. Si tratta, infondo, di mantenere il bacio, l’incanto sospeso (e in maniera tutt’altro che breve con buona pace di Edmond Rostand e del suo “apostrofo roseo”, molto meglio nella traduzione inglese che non avendo apostrofi usa il punto esclamativo, perentorio!), il più a lungo possibile. E se il segreto fosse tutto lì?

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