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Il giorno dopo il provvedimento del questore

L’EMERGENZA. L’espulsione non basta. Pusher ancora padroni del parco del Valentino

Gli spacciatori controllano i vialetti e le collinette. Amir è sicuro: «Altri, tanto qui ne arrivano altri»

«Altri, tanto ne arrivano altri». Amir, jeans, t-shirt e cappellino d’ordinanza, lo ripete sicuro. Quasi come se fosse un mantra. Sono trascorse poco più di 24 ore dal rimpatrio di cinque giovani egiziani, che facevano parte di uno stesso gruppo di spacciatori, ma sospettato anche di furti, rapine e borseggi. Sono stati espulsi dal questore di Torino «per indole violenta e criminale». Erano il terrore tra i vialetti e le collinette del Valentino. Ma è già di nuovo tutto come prima.

I pusher con le loro “divise” sono i padroni del cuore verde torinese. Seduti sulle panchine, in mezzo al prato, a passeggio. Ovunque. Come se il decreto adottato dal questore non fosse servito a niente. Sono gli stessi spacciatori a dirlo: «Altri, tanto ne arrivano altri» afferma sicuro Amir mentre ti scruta sotto la visiera del suo cappellino da baseball. Pochi metri più in là c’è uno dei punti considerati più “caldi” del parco, la famigerata “collinetta” del Valentino, quella all’angolo tra corso Vittorio Emanuele e corso Massimo d’Azeglio: ci sono almeno otto spacciatori, impegnati a cercare di incrociare lo sguardo di potenziali clienti. Un’occhiata, oppure una specie di fischio strozzato, come a dire «sono qui, ho quello che stai cercando». Lungo corso Massimo, dal lato del parco, dirigendosi da corso Vittorio a corso Raffaello, la situazione è la stessa.

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