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Buonanotte

Legato ad un battello di sabbia

Se ogni volta che ho ballato “legata ad un granello di sabbia”, di Nico Fidenco avessi messo da parte quel granello, ora ne avrei una chiatta piena. Dopo i tempi del liceo, non sono mai più andato “a tanghé”. Non so ballare il liscio, e quei balli in cui ci si limita ad agitarsi e contorcersi a distanza non sono adatti a chi ha una certa età. Niente. Alle festicciole andavo per poter toccare a piacimento “le teste”, e per provarci non c’era che il lento, il famoso “ballo della mattonella”. Ti piazzavi con lei in un punto e dondolavate sempre lì. Tutti ci riuscivano: bastava spostare il peso da un piede all’altro. L’abbraccio invece cambiava secondo il rapporto. Se “si filava” insieme, si arrivava anche a palpeggi osé, spinte pelviche, baci al limite del petting. Se invece ci si corteggiava (o meglio, lui corteggiava lei) si ballava leggermente distanti (‘na branca). Il bello era l’assedio. C’erano quelle che ti piazzavano il gomito sullo sterno come a dire “strenz nen”. Quelle che te lo dicevano chiaro: una mano sulla spalla, come nel liscio, ma due no. Se però riuscivi pian piano ad arrivare al guancia-a-guancia, eri già sulle mura della fortezza. E lì partivano le manovre: i soffi caldi sul collo, il mordicchio dell’orecchio, il grattino soft sulla base della nuca, le paroline dolci, la pressione pelvica che alcuni bari effettuavano col crodino in tasca… Ogni tanto lei ti staccava, sempre meno convinta, finché ti concedeva (e ricambiava) l’avviluppo. In quel preciso istante il lento finiva e lo sfigato messo a cambiare i dischi tentava di vendicarsi mettendo “Let’s twist again”. Sepolto dagli insulti, rimetteva un lento, e l’assedio ricominciava… Che bei ricordi!

collino@cronacaqui.it

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