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Il Borghese

Le tronchesi della vergogna

Lo sciacallo agiva di notte, quando le luci dell’ospedale si facevano soffuse per accompagnare il sonno dei pazienti. E andava a caccia. Di oggetti d’oro, soprattutto. E non disdegnava neppure le fedi di chi giaceva nel dolore. In tasca aveva un paio di tronchesi, quelle tenaglie taglienti che servono per recidere il metallo. Nessuna pietà, nessun rimorso per le sue azioni vili quanto feroci. Neppure quando, ai piedi del letto di Nonna Felicita, ha deciso di rubarle la fede nuziale che ormai non usciva più dalle dita gonfie per l’età e la malattia.
Nonna Felicita era arrivata in coma all’ospedale di Cuorgnè e non era certo in grado di difendersi o di reagire gridando quando le tronchesi per tagliare la fede l’hanno ferita profondamente all’anulare facendola sanguinare non poco. Una rapina con lesioni da 30 euro, il prezzo pagato da un “compro oro” per quell’oggetto ormai rovinato a questo farabutto che tra l’altro indossa il camice di quelli che oggi si chiamano operatori sanitari. Uno che ieri era al posto suo, indifferente a tutto e in qualche maniera salvato dalle nostre leggi perdoniste che, in caso di denuncia che non scaturisce da un arresto in flagranza di reato, garantisce addirittura l’anonimato.

Dunque lo sciacallo è lì, in corsia, libero di agire. Una follia a cui l’Asl di riferimento dovrà – con l’aiuto dei carabinieri – porre rimedio. Licenziandolo? Forse. Sospendendolo dal servizio in attesa di una decisione dall’alto? Probabile che si profili un’altra vergogna senza che neppure il Padreterno applichi la legge del taglione. Intanto Nonna Felicita è mancata. Di lei, conosciuta e stimata da tutti, ci resta il sorriso sui manifesti che punteggiano le vie di Salassa, il suo paese da sempre. Oltre alla rabbia per l’ennesima bestialità. Con il rischio di abituarci a subire in silenzio.

 fossati@cronacaqui.it

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