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Cronaca
IL CASO

Le schiave fidanzate dei papponi vendute per 20mila euro al mese

Le intercettazioni shock della mobile: «Facciamo felici il nostro padrone»

«L’ho forgiata riempiendola di carinerie e ci ci ci fino a quando si è resa conto che mi amava. Poi le ho fatto vedere con chi ha a che fare. Qualsiasi cosa mi chiedeva all’inizio glielo compravo, anche un orologio da 2mila euro». È il dialogo – intercettato dalla polizia – tra uno sfruttatore di prostitute e un suo “collega”. Che mostra come oggi, nel mondo del sesso a pagamento, le donne siano talmente plagiate psicologicamente, da non rendersi conto di essere schiave. Per gli sfruttatori, originari dell’Est Europa, è sufficiente qualche “Ti amo”, un mazzo di fiori e una cena ogni tanto, per persuadere la vittima a non lamentarsi. La realtà è distorta nei fatti e nelle parole: il “protettore” diventa “il fidanzato”, la casa in cui si vive da schiave è il “nido d’amore”.

E in corso Grosseto regna la pace. Nessuna denuncia. Quando nasce una lite, è per “gelosia”: perché una delle donne messe sul marciapiede teme che il “proprio uomo” preferisca un’altra. E mentre le schiave del sesso “lavorano” almeno 12 ore a notte, consegnando 500 euro in 24 ore, “lui” viaggia in Mercedes e fa la bella vita. Gli incassi sono alti: una sola donna può “fruttare” 20mila euro al mese. È lo spaccato della prostituzione nella zona di corso Grosseto, al centro di un’inchiesta della Criminalità straniera della mobile, coordinata dalla pm Valentina Sellaroli. Gli arresti erano scattati nei confronti di 12 uomini rumeni nell’ottobre 2020. Il procedimento si è concluso con patteggiamenti fino a tre anni e otto mesi di carcere, con risarcimenti sino a 3mila euro. La sentenza conferma l’esistenza dello sfruttamento della prostituzione nonostante le vittime si fossero dichiarate “consenzienti”. Per la procura e per il gup che ha dato l’ok ai patteggiamenti, l’elemento dell’assoggettamento psicologico è semmai un’aggravante. Le donne sono così irretite da non rendersi conto di essere schiave. Nell’ordinanza firmata dalla gip Valentina Giuditta Soria, intercettate, le prostitute raccontano di volere fare felice il “padrone” guadagnando. «Stasera spero di fare 500 – dice una alla vicina di postazione – ma di solito non riesco mai ad andare oltre i 400 a sera. Ho preso 100 dal macchiato, poi 70 da un mio vecchio cliente e 50 da un altro che mi ha portato anche un profumo, J’Adore». Risponde l’altra: «Questa settimana è andata bene…venerdì 680, sabato 640. È venuto quel drogato vicino alla banca che mi ha dato 1.140 euro: io nemmeno mi ero svestita, guardavo la tv mentre lui tirava. Ha iniziato a darmi 600, poi 100 e dopo tutti i soldi che aveva nei cassetti».

Sulle strade regna una pace criminale. È tutto stabilito. Ogni porzione del marciapiede è degli albanesi. A loro i rumeni pagano l’affitto ogni settimana, che a loro volta esigono dalle proprie prostitute: 200 euro. Le tariffe sono uguali per tutte: 30 euro in auto e 50 a casa.

Se c’è una discussione, avviene quando un protettore “tradisce” la propria schiava. «Si è venduto per dei soldi – racconta una vittima intercettata – per 5mila euro che ha quella….e io che gli ho fatto 7mila in un mese».

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