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ELEZIONI. Aspettative e timori alla vigilia del voto

Le richieste di Torino al nuovo Parlamento: «Non siamo periferia» [SI VOTA, LE FOTO]

Investimenti, rilancio della formazione e del commercio. Ma per tutti l’urgenza da risolvere resta il “caro energia”

Non considerare Torino la “periferia” dell’Italia ma tornare a darle il supporto e lo slancio necessari per riportarla fuori da un crisi che non conosce soluzione di continuità da almeno quattordici anni, cercando di non vanificare il grande potenziale espresso a partire dalle Olimpiadi del 2006. Non perdere le occasioni e i soldi del Pnrr per tornare a investire sul lavoro e la formazione dei giovani. E poi la sicurezza, la tenuta delle piccole e medie imprese strozzate dai rincari energetici, quella del commercio di prossimità minacciato dalle vendite on line. Mancano poche ore all’elezione del nuovo Parlamento ma dagli atenei fino alle associazioni di categoria, passando per industriali, commercianti e artigiani, la lista delle richieste potrebbe essere infinita. La richiesta di attenzione per il territorio, però, sembra alzarsi quasi con un’unica voce, come un’istanza comune affinché non si perdano le scommesse sul futuro.

I sogni e il futuro

«Torino è in una fase di grande cambiamento, una città laboratorio con grandi patrimoni inespressi. Ha un’industria manufatturiera ancora forte, ma che sa di dovere profondamente cambiare per sopravvivere e prosperare» osserva il rettore del Politecnico, Guido Saracco. «Siamo orgogliosi della progettualità messa in campo negli ultimi anni, che non si era mai vista prima e al prossimo governo chiediamo di non vanificare questi sforzi ma di assecondarli, portando questi modelli di promozione dello sviluppo e dell’innovazione in altri contesti in Italia» aggiunge Saracco. «Ormai diversi governi hanno riconosciuto Torino e il Piemonte come un’area in crisi, che ha bisogno di investimenti e politiche di sviluppo forti per chiudere la lunga transizione postindustriale. Su questo il territorio ha dimostrato di avere le idee chiare: possiamo dire che si è consolidato in questi anni un vero e proprio modello Piemonte, grazie ad una solida alleanza strategica tra gli atenei e le istituzioni locali e nazionali» aggiunge il rettore dell’Università degli Studi, Stefano Geuna. «Un modello basato sulla capacità di valorizzare le vocazioni storiche del territorio in chiave internazionale sulla crescente capacità di trasferimento culturale e tecnologico alle imprese e al tessuto sociale diffuso. Al nuovo governo spetterà conoscere questa realtà e riconoscerne il potenziale». Più di tutto, spetterà al governo supportarlo per quanto di sua pertinenza con investimenti e politiche integrate. Questo significa, prima di tutto, attenzione e facilitazione concreta ai grandi progetti» aggiunge Geuna, ricordando tra questi il Parco della Salute, il distretto culturale della Cavallerizza Reale, ma anche la Città delle Scienze e dell’Ambiente a Grugliasco.

I “nodi” economici

Sembrano più preoccupate le categorie produttive. «I numeri parlano chiaro» premette il presidente dell’Api Fabrizio Cellino, prima di spiegare perché gli sforzi e i risultati ottenuti del sistema industriale del nostro territorio «sono davvero a rischio». Il punto cruciale adesso è quello energetico per cui «occorrono coesione e politiche industriali ed energetiche decise e immediate. Non chiediamo l’elemosina, ma strumenti di sviluppo che ci consentano di essere ancora competitivi a livello internazionale».

Il quadro non migliora sul fronte del commercio. «È necessario un maggior sostegno alle piccole imprese attraverso un nuovo e aumentato credito d’imposta, ma poi bisogna adottare misure strutturali, come il tetto al prezzo dei prodotti energetici» avverte il presidente di Confesercenti Torino, Giancarlo Banchieri. «Il nuovo governo dovrebbe impegnarsi per la “web tax” che metta fine alla concorrenza sleale delle grandi piattaforme di commercio “on line”». E poi, un fisco più leggero per le imprese, ma anche per le famiglie in modo da poter rilanciare anche i consumi. «Va innanzitutto risolto il problema energetico» concordano sullo stesso punto la presidente di Ascom Torino, Maria Luisa Coppa e il presidente di Cna, Nicola Scarlatelli. «La priorità su cui il nuovo governo dovrà intervenire anche attraverso l’Europa si chiama energia e serve, subito, un tetto al prezzo del gas» puntualizza Coppa. «Siamo preoccupati perché il costo dell’energia sta strozzando le nostre attività e le imprese: non è possibile pagare oggi quattro volte il prezzo delle utenze e mantenere gli stessi prezzi. Se l’energia costa quattro volte di più, non possiamo fare pagare un caffè con lo stesso aumento, perché altrimenti chiuderemmo domani».

A chiedere più attenzione per il tessuto produttivo locale, con politiche che incentivino la produzione riducendo la pressione fiscale sulle imprese è, invece, Scarlatelli. «Questa dovrebbe essere la priorità di chiunque venga eletto domani: salvaguardare il nostro patrimonio di piccole e medie imprese, quelle che hanno di fatto costruito il Paese a partire dal secondo dopoguerra» evidenzia il presidente della Confederazione nazionale dell’artigianato di Torino. «Non solo, un’altra questione dirimente è quella del lavoro e dei giovani, per cui non possiamo attendere se vogliamo invertire il senso di marcia di questo paese». Rispettano il “silenzio” del sabato prima del voto, invece, gli industriali, ma nelle ultime ore della campagna elettorale sono stati numerosi i messaggi lanciati alla politica e, praticamente tutti, concentrati sull’emergenza dell’energia. «Confindustria ha iniziato a mettere sul tavolo il tema energetico a settembre dello scorso anno» ha sottolineato il presidente di Confindustria Piemonte, Marco Gay, intervistato da Class Cnbc. «Non è stato preso con la dovuta attenzione e siamo all’emergenza».

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