Alberto Cirio (foto: Facebook)
Politica
L’INTERVISTA

Le richieste di Cirio ai nuovi ministri: «Dateci i 315 milioni per la sanità»

Dai rimborsi per il Covid allo sblocco delle opere pubbliche, ecco le priorità della Regione

«Il Piemonte oggi si è svegliato più forte». Lo dice secco Alberto Cirio. Poche parole che riassumono il messaggio di congratulazioni della prima ora per Giorgia Meloni e, in particolare, per i ministri arrivati dal Piemonte.

Il governo finalmente “parla piemontese”. Cosa si aspetta dai cinque moschettieri?
«Sono persone di grande valore, quattro piemontesi con grande radicamento famigliare e anche il professor Valditara è una persona di altissimo profilo, ormai in Piemonte da anni. Confido siano sensibili alle urgenze più gravi della nostra Regione».

Partiamo da Pichetto, cosa chiede?
«Lo sblocco delle opere pubbliche. Lui ha un ministero delicatissimo per infrastrutture fondamentali a partire dalla seconda linea di metropolitana a Torino, fino ad arrivare alla Pedemontana e alla Asti-Cuneo. Sono tutte legate ad autorizzazioni che oggi trovano difficoltà in ambito ambientale».

E a Paolo Zangrillo?
«Al mio amico Paolo Zangrillo, conoscendo il suo pragmatismo da manager che arriva dal privato, chiedo di lavorare per abbattere la burocrazia. Ha davvero la possibilità di fare tanto e bene per abbatterne i costi».

Daniela Santanchè sarà un’ alleata strategica per il turismo?
«Le chiedo di aiutarci a promuovere le meraviglie del Piemonte che lei conosce ed è in grado di “vendere”. Nel privato ha dimostrato di essere davvero capace di valorizzare l’Italia».

Poi la scuola, cosa chiede?
«Al professore Valditara domando invece di aiutarci a creare una scuola sempre più vicina al mondo del lavoro e delle imprese, per quello che loro ci chiedono: affinché chi domani finirà gli studi possa avere quelle capacità che il mondo delle aziende richiede».

A Guido Crosetto?
«Per me non è solo il ministro della Difesa ma anche il padrino di mio figlio. Come grande consigliere di Giorgia Meloni gli chiedo di starci vicino non solo nelle materie di competenza ma sulle questioni strategiche del Piemonte. Sarà una figura “pesante” nel miglior significato del termine ».

Tra i nodi da sciogliere nell’agenda del Piemonte c’è ancora la partita di Intel. Otterremo la fabbrica di microchip?
«Quella di Intel è una partita che si gioca sulla rappresentatività del Piemonte. È ovvio che avere un governo che aiuta ad essere attrattivo è fondamentale, perché la forza mia da presidente di Regione arriva fino ad un certo punto. Noi quel punto lo tiriamo già al massimo poi, da lì in avanti, quando si tratta di usare i fondi dello Stato e dell’Europa serve il governo».

In che modo?
«Mettendoci i soldi, per esser pratico».

Auto e Mirafiori. L’accordo con Stellantis basterà a salvare fabbrica e indotto?
«Il ministro Pichetto eredita il ministero della Transizione ecologica. Gli chiedo di esserne davvero il garante, e confido che lo sarà».

Cosa significa?
«Con molta chiarezza: gli obiettivi sono l’elettrico e la sostenibilità, ma a questi dobbiamo arrivarci vivi. Dobbiamo muoverci per gradi, facendo i passi necessari in modo che nessuno rimanga indietro. Questo se lo aspetta tutto il mondo dell’automotive piemontese».

Il sindaco Lo Russo ha dichiarato che rischiamo di perdere pezzi sulla Metro 2. Lo teme anche lei? Servono poteri speciali o un commissario?
«Quando è stato presentato il Pnrr in Regione l’ho illustrato comunicando che avrei chiesto “poteri speciali”. Mi ha fatto sorridere che in quella sede la sinistra mi abbia attaccato dicendo che non servivano e che avrei dovuto usare meglio quelli che avevo già. Adesso mi fa piacere si rendano conto che non è una richiesta per diventare più “poten – ti” , che nemmeno fa parte della mia cultura personale, ma significa che senza poteri speciali rischi di non realizzare opere fondamentali come la metropolitana o il Parco della Salute. Capita in condizioni normali, figuriamoci nel pieno della crisi in cui siamo».

Sulla sanità resta anche l’incognita dei rimborsi Covid che rischia di mandare in default i bilanci…
«Al governo chiediamo che le Regioni vengano risarcite dei fondi Covid, innanzitutto. Aspettiamo ancora 315 milioni di euro. In tutto il mondo l’emergenza l’ha pagata lo Stato, non le regioni. Questa era una partita aperta e che anche il presidente Draghi condivideva. Ora deve prendere sostanza. Sul Parco della Salute vale quanto ho detto sulla metropolitana: ho ereditato quell’opera con una procedura di dialogo competitivo che non ho scelto. Oggi, però, non lasciarla decadere rischiando di buttare all’aria tutto insieme ai soldi già spesi, credo sia un mio dovere di coscienza. Quindi avremo lo stesso approccio, condividendo con il Comune questa impostazione. Il governo sulle opere pubbliche in corso d’appalto dovrà prendere posizione».

Il Parco dunque si farà?
«Sono diventato presidente con un grattacielo fermo e lo abbiamo finito. Cosi sarà per il Parco della Salute».

Condividi sui social:

Scopri inoltre...

Precedente
Successivo
Precedente
Successivo