prostituta_cinese
Cronaca
Indagine su una donna che gestiva i bordelli

IL CASO. Le prostitute cinesi diventano italiane con falsi matrimoni

Mille euro a pensionati e padri di famiglia. Le squillo si vendevano in alloggi-alcova

La signora Ying si occupava di tutto. Trovava le case, le ragazze, pubblicava gli annunci con le foto che le ritraevano in pose ammiccanti, vestite solo con le autoreggenti.

Era lei a rispondere ai clienti, lei ad accoglierli in quegli alloggi con un corridoio, un piccolo bagno e una camera da letto. Una maitresse d’altri tempi, Ying, titolare di una carta d’identità italiana, professione casalinga.

Inflessibile con le connazionali che faceva prostituire, generosa con gli uomini cui offriva la
merce. Sapeva accontarli in tutto, esaudendo ogni desiderio, anche il più perverso. Tanto che se qualcuno si lamentava del servizio, la madame chiedeva scusa.

Lo invitava a tornare, a provare un’altra giovane appena arrivata in quegli alloggi sotto la Mole che aveva trasformato in bordelli. Con lo sconto. Aveva pensato a tutto, la signora Ying.

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