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Il Borghese
EDITORIALE DEL GIORNO

Le preghiere al sindaco

Il grido delle periferie questa volta ha il tono pacato di un sacerdote. Anzi, sono i parroci di Torino nord a chiedere al sindaco che è seduto accanto a loro sicurezza e legalità. Parole abusate se lette soltanto così, come siamo abituati a fare da tempo. Sensazioni forti se calate su un territorio che soffre, che assiste al progredire della povertà che va a braccetto, troppo spesso, con la violenza. Ci colpisce questo appello dei preti che siamo abituati ad ascoltare dal pulpito di una chiesa e non a raccontare un disagio che a tratti assume le connotazioni di un assedio quando arriva la droga. E colpisce che il sindaco Stefano Lo Russo sia lì, in un convegno che fotografa un’emergenza sociale che mai Torino ha sfiorato pur nei momenti più bui della sua storia. C’è la fame, che i pacchi alimentari non spengono, c’è la solitudine degli anziani che si chiudono in se stessi, c’è l’emergenza della casa e del lavoro. E poi ci sono i fantasmi che dormono su letti affittati a ore e campano di lavori in nero. E poi c’è la delinquenza, le bande di giovani senza speranza e la criminalità che alimenta i pusher. Qui, in periferia, i problemi si toccano con mano, alla faccia di antiche promesse mai mantenute. E c’è di più, come dice don Angelo Zucchi, perché «il disagio delle periferie è il termometro di tutta la città». Il sindaco ascolta con attenzione, non fa promesse ma analisi. Però si capisce che non è una visita di cortesia post elettorale. Auguriamoci che il dialogo prosegua. Intanto la polizia mostra i muscoli nelle strade in cui domenica un gruppo di senegalesi ha dato l’assalto ad una volante. E tornano i furgoni con i celerini. Segnali. Come la decisione di Lo Russo di spegnere la Mole per protestare contro il caro bollette. Una mazzata che arriva proprio mentre il Covid sta mollando la presa e rischia di affossare famiglie e imprese che, dopo tre anni di pandemia, sono letteralmente stremate.

beppe.fossati@cronacaqui.it

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