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Le Porte Palatine, 2000 anni di storia…

Dall’impero romano a prigione per briganti: duemila anni di storia

Le Porte Palatine sono, da sempre, uno dei simboli più importanti di Torino. Non dividono solo due quartieri estremamente diversi tra loro (Centro e Aurora) ma ne rappresentano la storia, il vanto, il territorio in tutte le sue forme. Fino all’Ottocento – come dimostrano rare immagini d’epoca – il più noto monumento della Torino romana era adibito a ben altro scopo: nella oculatezza dell’epoca, anche gli edifici più storici dovevano essere sfruttati in modo utile; nella fattispecie, l’utilità era quella di destinarli a carcere femminile. Triste destino per un monumento antico e glorioso: la Porta Palatina di Torino, unica porta civica della città ancora superstite. A dirla tutta, la storia della Porta Palatina è singolare: ha anche mutato il suo nome, perché anticamente i romani la chiamavano Porta Doranea. Il nome attuale è una variante successiva, da quando, cioè, in prossimità dell’accesso settentrionale della città i longobardi eressero il palazzo del duca – il palatium, nel latino dell’epoca – quello stesso palazzo che, succeduto dalla dimora del vescovo e poi dalla reggia sabauda, dà il nome alla ben nota Porta Palazzo.

LA PRIGIONE
Nel corso dei secoli, una volta crollato l’impero romano, questo edificio fu utilizzato lungamente come porta civica. Poi fu destinato a quartiere per i soldati, quindi come prigione per i criminali comuni, quindi destinata alle donne di malaffare. Al carcere femminile delle Palatine furono cappellani, saltuariamente, san Giuseppe Cafasso e soprattutto don Pietro Merla, l’apostolo delle carcerate. Nel corso del tempo, fu anche profondamente trasformata: nel 1404 fu sostanzialmente ricostruita e munita di merlature. Poi, con la trasformazione di Torino in una moderna capitale, il re Vittorio Amedeo II decise di smantellare quella che era ormai la più degradata delle porte civiche. Oggi in prossimità del Duomo, si incontrano le vestigia della Torino d’epoca romana: le “Torri Palatine”. L’area è stata completamente riqualificata negli anni scorsi: il progetto includeva anche la creazione di un giardino da cui riemergessero le tracce della città antica. Complice il bel prato, oggi è diventata un’area perfetta per il relax dopo la visita alle attrazioni turistiche del centro.

LE SCULTURE
Vicino all’ingresso delle Porte Palatine, nell’area romana di Torino, si trovano due sculture, raffiguranti Giulio Cesare e Ottaviano Augusto, considerati i due fondatori della nostra città. Le due sculture furono realizzate nel 1935: si tratta di riproduzioni di opere dell’antica Roma, collocate nell’area delle Porte Palatine in un momento in cui il regime fascista aveva dato ordine di svecchiare il centro di Torino per renderlo più conforme alle nuove linee architettoniche razionaliste. Non è noto chi realizzò le due sculture raffiguranti Giulio Cesare e Ottaviano Agusto; si tratta comunque delle uniche due opere scultorie poste in una piazza cittadina che ricordano la dominazione romana a Torino: il fascismo, come è noto, celebrava la romanità e voleva a tutti i costi far sì che tutti gli italiani si riconoscessero in avi comuni, quei latini che avevano creato il più grande ed efficiente impero dell’antichità. Ecco perché vicino alle Porte Palatine furono posizionate queste due sculture, a testimonianza del passato romano e delle origini di Torino. L’area scelta non era casuale: corrispondeva, infatti, a uno degli accessi dell’antica Julia Augusta Taurinorum, compresa in un perimetro racchiuso tra via Santa Teresa, via Giulio, piazza Castello e via della Consolata. Un quadrato, quello centralissimo disegnato lungo queste vie, con un lato smussato, ma poco importa: per tutti, il cuore storico di Torino è ancora il Quadrilatero Romano, quello che rimane e conserva i resti più antichi dell’insediamento romano.

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