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Politica
LA NUOVA TORINO

«Le periferie tornino al centro dei progetti e non restino isolate»

Trasporti, sicurezza, cantieri e riapertura degli sportelli decentrati sono i temi su cui le Circoscrizioni lavoreranno

I presidenti delle otto Circoscrizioni di Torino, appena eletti alla guida dei centri civici, hanno le idee chiare sul programma da mettere nero su bianco nei prossimi cinque anni: «serve un rilancio totale, vogliamo diventare il cuore del progetto del nuovo sindaco Stefano Lo Russo». Dal centro alle periferie, l’appello è unanime. Le amministrazioni decentrate non vogliono più essere lasciate ai margini. Dal tema della sicurezza a quello della riapertura degli sportelli decentrati e dei trasporti, sono tante le questioni scottanti in ballo. E in bilico, aggiungiamo noi.

In questi ultimi dieci anni si è parlato di riqualificazione e di valorizzazione delle periferie. Ma non sempre, in concreto, con grande successo nei risultatiA far crollare il castello di carta è stata la chiusura di molti servizi importanti per i cittadini come le anagrafi decentrate, che hanno avuto come unico risultato un sovraffollamento della Centrale di via della Consolata. Ma non si può nemmeno ridurre tutto alle sole anagrafi, perché nei quartieri mancano sportelli di ascolto, per i giovani e per chi cerca lavoro. E prima ancora di tutto questo, manca il personale. Senza il quale la macchina della burocrazia non può certo girare correttamente. Appena due giorni fa i presidenti delle Circoscrizioni, usando il nostro giornale come megafono, hanno alzato un campanello d’allarme che non sembra poter rimanere inascoltato: «mancano impiegati, mancano amministrativi. E chi c’è nei nostri uffici lavora per tre». Per un motivo semplice, chi va in pensione non viene sostituito e così anche un semplice sopralluogo tecnico rischia di diventare una gatta da pelare.

Un problema grosso che la nuova giunta comunale dovrà risolvere. Così come la questione sicurezza, da molti invocata. In particolare tra Barriera di Milano e borgo Aurora dove – telecamere a parte – restano molte zone franche che andrebbero restituite alle famiglie attraverso progetti in grado di coinvolgere il territorio. Lo stesso dicasi per le manutenzioni. A volte assenti. a volte gravemente in ritardo. E sempre per il solito motivo: la mancanza di fondi (che anche i nuovi presidenti hanno ribadito essere una questione tutt’altro che risolta).

Di fronte a tale situazione associazioni, comitati ma anche bocciofile e centri d’incontro vogliono e possono diventare la voce dei quartieri. Dialogando con le istituzioni per progetti che partano dal basso, che coinvolgano i borghi più lontani dal centro. Quelli che non hanno un bus che passa la domenica o che devono percorrere chilometri per trovare un’anagrafe che offra loro un servizio.

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