La zona dove il clochard è stato trovato morto nella mattinata di ieri
Il Borghese

Le ombre nel gelo

Li chiamiamo «invisibili», li chiamiamo «fantasmi». Radu Chirimbata, trovato ieri mattina privo di vita in un giardinetto, forse era proprio questo: sconosciuto ai servizi sociali, alla Caritas, sfuggito ai radar dell’assistenza, del volontariato, intercettato solo da quelli della giustizia per piccoli precedenti di poco conto (l’unica cosa che ha permesso di identificarlo), tanto che persino sul foglio del suo passaggio in ospedale c’è scritto “Anonimo”, perché non aveva fornito un nome.

Ben diversa, ma ugualmente tragica, la sua storia da quella di Moustapha, l’ex fioraio ambulante che conosceva il latino e suonava la chitarra, morto nel dehors di un bar chiuso che era diventato il suo rifugio notturno. Due morti così simili nel giro di pochi giorni: Radu forse vittima del freddo polare dell’altra notte, Moustapha di un male che non poteva curare, comunque anche lui al freddo della notte torinese. Uno era un’ombra della periferia nord, l’altro della signorile Crocetta.

Destinati a non far notizia da vivi, come accade invece per gli accampati del centro, trascinati in un mix tra doveri umanitari e necessità di sicurezza (anche sanitaria, per via de ll ’emergenza pandemica) che qualcuno ha trasformato in una polemica di cui si devono ancora capire i contorni, oltre che i benefici (e per chi, soprattutto). Non è possibile riassumere tutto in un generico «emergenza clochard» perché diverse sono le situazioni così come diverse sono le storie. E differenti dovranno essere i rimedi, se è possibile definirli così. Perché diventa difficile rassegnarsi all’idea che nelle nostre grandi città sia tanto facile trasformarsi in ombre e andarsene nel gelo.

andrea.monticone@cronacaqui.it

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