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Spettacolo
AL TEATRO CARIGNANO

Le “Mine vaganti” di Ferzan Ozpetek per le feste di Natale

Dopo il successo al cinema, l’esordio su un palco dello spettacolo che riprende la pellicola del 2010. Il regista al suo esordio: «Ho lavorato per sottrazioni»

Tredici candidature ai David di Donatello, con due statuette vinte per i migliori interpreti non protagonisti (Ilaria Occhini e Ennio Fantastichini), cinque nastri d’argento, una candidatura al Premio del Pubblico Europeo e una per l’autore della colonna sonora agli European Film Awards. Se quel film del 2010, confezionato utilizzando il genere della commedia, ha funzionato, e alla grande, al cinema, perché non portarlo a teatro? Così Ozpetek ha trasferito sul palcoscenico le sue “Mine vaganti” firmando anche la sua prima regia teatrale. Sarà lo spettacolo delle feste natalizie al Teatro Carignano di Torino dove andrà in scena da martedì prossimo (ore 19,30) e fino all’8 gennaio. Divertente e commovente come nel film, anzi, ancora più divertente – «il teatro può permettersi il lusso dei silenzi, ma devono essere esilaranti» dice Ozpetek, dal ritmo continuo e serrato, grazie al gioco dei movimenti dei tendaggi di Luigi Ferrigno, con i costumi colorati di Alessandro Lai e le luci di Pasquale Mari, le “Mine vaganti” di Ferzan Ozpetek vanta anche un cast di grandi interpreti.

C’è Francesco Pannofino nel ruolo che fu di Ennio Fantastichini, c’è Iaia Forte, ci sono Edoardo Purgatori, Carmine Recano. Con loro anche Simona Marchini, Roberta Astuti, Sarah Falanga, Mimma Lovoi, Francesco Maggi, Luca Pantini, Jacopo Sorbini. Il nucleo centrale della storia è fedele al film. Si parla della famiglia Cantone, proprietaria di un grosso pastificio nel Sud Italia, e del suo capofamiglia, un paterfamilias, uomo legato ai valori e alle tradizioni culturali altoborghesi. Costui decide di lasciare in eredità la direzione dell’azienda ai due figli, ma tutto precipita quando uno dei due si dichiara omosessuale. Così nel film, così a teatro. Ma con qualche cambiamento. «Ho dovuto lavorare per sottrazioni – spiega il regista – , lasciando quell’essenziale intrigante, attraente, umoristico. Ho tralasciato circostanze che mi piacevano tanto, ma quello che il cinema mostra, il teatro nasconde, e così ho sacrificato scene e ne ho inventate altre, anche per dare nuova linfa all’allestimento». E cambia anche l’ambientazione, là era una cittadina nel Salento, qui è una cittadina “tipo Gragnano” perché, è ancora Ozpetek, «adesso una vicenda del genere non potrebbe reggere nel Salento, l’ho ambientata in un posto dove un coming out ancora susciterebbe scandalo». E sulla bontà del prodotto teatrale garantisce lo stesso Ozpetek: «Ho realizzato una commedia che mi farebbe piacere andare a vedere a teatro, dove lo spettatore è parte integrante della messa in scena e interagisce con gli attori, che spesso recitano in platea come se fossero nella piazza del paese». Perché, aggiunge, «a teatro non ci si dovrebbe annoiare mai».

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