francesca valente
Libri
L’INTERVISTA

«Le mie storie dei “matti” come un grande romanzo tra oblio e immaginazione»

Francesca Valente, vincitrice del Premio Calvino

Altro, nulla da segnalare. Era la frase che chiudeva i rapportini, gli appunti di servizio degli infermieri e dei medici dei reparti psichiatrici all’indomani della Legge Basaglia, del superamento dei manicomi e di una parvenza di libertà, un filo di luce che entrava nelle camerate, dietro le grate, nei cortili segreti.

«Occhipinti, insonne, insisteva nell’ordinare champagne: le ho portato in sostituzione dello stesso dell’acqua, ma ha dimostrato, rovesciandomela in testa, di non gradirla. Tutti gli altri signori ospiti hanno dormito, tranne la signora Agosta, che continua ad andare al gabinetto e spacca tutto. Altro nulla da segnalare». Ecco, la prassi di una battaglia quotidiana, «altro nulla da segnalare» come a dire «niente di nuovo sul fronte occidentale» dove il fronte era il “reparto aperto” del Mauriziano, a cavallo degli anni 80-83, ma la narrazione arriva fino alle donne ricoverate nell’ex ospedale psichiatrico a Grugliasco o nel terribile “albergo dei due alberi”, che sarebbe poi il famigerato via Giulio che oggi ospita l’anagrafe.

Erano reparti, ma anche mondi, città invisibili per dirla alla Calvino e dunque non è un caso che il libro che le racconta, “Altro nulla da segnalare” (Einaudi, 17 euro) di Francesca Valente, 48 anni di Asti, studi a Venezia e in California e lavoro in Giappone prima di stabilirsi a Torino, si sia aggiudicato proprio il premio per inediti Italo Calvino 2021. Libro che sarà presentato questa sera, alle 18.30, al Circolo dei lettori.

Francesca, intanto un libro particolare, non sono racconti ma non è un romanzo vero e proprio…
«No, non lo è. Presenta storie vere che emergono da frammenti di memoria, dai documenti di cui mi ha fatto dono anni fa lo psichiatra Luciano Sorrentino che all’epoca aveva lavorato lì al Mauriziano. Ho elaborato quel materiale con l’immaginazione, per creare delle narrazioni sia dei pazienti sia degli infermieri, una commistione di generi tra memoir e racconto… Molti personaggi ritornano, nel corso del tempo, quindi ecco così possiamo dire che sia un romanzo»

Storie reali in un periodo particolare, dice. La rivoluzione per il superamento dei vecchi manicomi.
«In quei documenti c’è l’orgoglio di chi si sentiva parte di una rivoluzione, con l’istituzione dei nuovi reparti. Ma anche la resistenza di quei medici e infermieri che vedevano svanire delle posizioni “di privilegio” o erano perplessi di fronte all’idea di aprire le porte a tutti quei “matti”. Ma soprattutto c’è una umanità che è finita praticamente nell’oblio, una memoria di cui restano solo pochi frammenti»

Ci sono scene di tutti i tipi: divertenti, drammatiche, ma in fondo quella chiusura dei rapporti esprimeva una sorta di “normalità”.
«Chi può dire cosa sia normale? In quelle annotazioni c’è anche tanta ironia, come quando si racconta che di giorno o di notte, durante il turno, è successo di tutto, o almeno a noi sembra così, ma per l’appunto, a parte quello, “nulla da segnalare”»

Il suo è un esordio narrativo “tardivo” se vogliamo, perché lei è prima di tutto una traduttrice dal giapponese e dall’inglese.
«Ho scritto i testi di un libro illustrato per ragazzi, anni fa, poi ho fatto la traduttrice, l’editor, la correttrice, tutte quelle fasi della produzione di un libro che c’entrano poco con la scrittura. Anche se, in fondo, non è vero. Io, nella scrittura, rimango comunque una traduttrice, me lo porto dietro questo essere traduttrice, con l’attenzione alle parole: invece di rendere al meglio una lingua, devo lavorare su come rendere al meglio un mio pensiero, in un linguaggio che sia comprensibile a tutti. Non smetterò mai di ringraziare il Premio Calvino che ha colto la particolarità di questa narrazione. Ecco, per me è stato questo il primo miracolo».

ALTRO NULLA DA SEGNALARE
Autore: Francesca Valente
Editore: Einaudi
Genere: Romanzo
Prezzo: 17 euro

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